L’esperto – Bilanci 2017 in archivio, che 2018 ci aspettiamo?

L’esperto – Bilanci 2017 in archivio, che 2018 ci aspettiamo?

Archiviati i bilanci 2017, quali sono le aspettative del distretto di Prato per il corrente anno?
Il settore tessile è meno prevedibile di altri come quello della carta tissue di Lucca, dove il costo della cellulosa sta incidendo sulla marginalità di tutte le produzioni, oppure del distretto conciario di Santa Croce, dove l’andamento degli ordini delle griffe della moda ne caratterizzano i volumi. Le aziende del distretto di Prato invece hanno davvero molti fattori in grado di incidere sull’andamento: riuscita della collezione, materie prime, temperature, mercato estero, andamento dei cambi valutari, trend della moda. Tra tutti riveste una importanza centrale il parco clienti, in particolare la fascia di mercato dei committenti.

Se da un lato infatti la fascia “luxury” è ancora la più appetibile in termini di margini e quella della “Fast fashion” la più gradita in termini di volumi, esiste una fascia di committenti di livello medio e medio-alto che meritano molta attenzione perché più soggetti alla ciclicità dei mercati ed a veri e propri periodi di crisi.

E’ il caso di molti nomi altisonanti come il Lanificio Cerruti passato di recente al fondo norvegese Njord partners, dopo la non conclusione dell’acquisizione da parte di Brandamour; è il caso di Stefanel, la cui ristrutturazione è gestita con il controllo di Attestor Capital, nuovo azionista di riferimento; è anche il caso di Malo, che riguarda un’acquisizione per diversificazione di settore realizzata dal gruppo Zanotti, attivo fino ad oggi nel settore della refrigerazione alimentare; ed è anche il caso di Proenza Schouler, recentemente acquisita da un gruppo di investitori privati con una operazione di buyback da parte dei fondatori.

Esiste dunque un problema sulla fascia clothing di livello medio-alto?
Effettivamente i dati lo confermerebbero. Se da un lato la fascia luxury riesce a mantenere elevati margini e vendite grazie ad una elevata qualità e ad un modello di business consolidato, la fascia del fast fashion riesce a percorrere la moda istantanea e ad evitare eccessi di produzioni ed accumulo di scorte con una rapidità organizzativa e logistica altamente innovativa. I produttori del clothing di fascia media non sembrano canalizzare alcuna di queste caratteristiche positive. Si tratta di aziende anche di medie dimensioni, con caratteristiche spesso di bassa capitalizzazione ed alte esigenze di investimento in prodotti, campionari e marketing. Nel particolare, una collezione sbagliata, una lenta rotazione delle scorte nonché una brusca frenata delle vendite potrebbe avere effetti irreversibili sui parametri e gli equilibri di bilancio.

E il distretto tessile?
Attendiamo ancora una volta positivi riscontri da chi è riuscito a diversificare, ai lanifici che sono riusciti a sviluppare collezioni innovative, alle manifatture che hanno investito in stilisti che hanno attirato l’attenzione di clientela diversificata, ai gruppi tessili che sono riusciti a dedicare una parte della collezione ai player del fast fashion senza rinunciare ad accogliere le esigenze dell’alta moda.
Ancora una volta chi riesce ad investire sul prodotto, sui processi e sulle persone competenti può attendere un 2018 positivo.

Francesco Bianchi, Analista Credito Senior

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