L’estate di Première Vision non è ancora torrida

L’estate di Première Vision non è ancora torrida

Se Première Vision cercava risposte sulla bontà della scelta di spostare la data del salone a luglio o della riorganizzazione degli spazi dovrà probabilmente attendere un’ulteriore prova del nove. L’edizione che si va a chiudere oggi lascia infatti aperti ancora alcuni dubbi, sia sulle tempistiche che su un’atmosfera che risente ancora in parte del post-Covid e delle tensioni sociali di una città mai completamente serena.

Se il salone deve essere giudicato per l’affluenza, e non necessariamente è così, si può dire che ci sono state edizioni più brillanti, almeno a sentire gli espositori. Anche i tanti turchi, che avevano fatto il diavolo a quattro mettendo in campo anche la politica e gli ambasciatori pur di non essere confinati nella hall 6 senza nessun europeo intorno, non si prodigano in troppi sorrisi se viene loro chiesto un parere sulla fiera: niente di particolarmente tragico ma forse le aspettative erano superiori alla luce di un mercato che dopo il Covid si era ripreso in modo deciso e forse illusorio.

Proprio la “sbornia” di un 2022 eccellente rende difficile il giudizio sulle fiere attuali e forse Milano Unica della prossima settimana può aiutare a dipanare la matassa.

Alla fine della fiera (frase fatta che però stavolta è calzante) il bilancio è per un primo giorno buono, un secondo un po’ sotto le attese e un terzo in linea con la tendenza a concentrare tutto nelle prime 48 ore di salone.

In ogni caso Première Vision rimane appuntamento irrinunciabile per chi lavora con i brand di fascia alta e altissima, che in Francia trovano una delle patrie, ma è innegabile che il dinamismo che animava questa e tutte le altre fiere è scemato, anche per un calendario pieno che obbliga i buyers a valutare attentamente quali appuntamenti mettere in agenda, alla luce dei costi dei voli e degli alberghi, che negli ultimi sei mesi hanno raggiunto picchi elevati e penalizzanti per chi organizza i saloni.

In più si sono aggiunte le proteste di piazza dei giorni scorsi che hanno convinto alcuni compratori, soprattutto britannici, a rinunciare al viaggio, anche se di fatto in quasi tutta Parigi ed al Parc des Expositions di tutte queste proteste violente non c’è nessuna traccia.

Pollice alzato per gli allestimenti (con particolari apprezzamenti di visitatori e espositori per l’area alla Hall 5 con gli “alberi”e la selezione di circa 350 tessuti) e per “A better way”, vista come riconoscimento per gli sforzi (di tempo ed economici) che le aziende sostengono per proseguire sulla strada virtuosa della sostenibilità.

Adesso l’attesa è per Milano Unica: l’auspicio che in futuro sia meglio una fiera unica che coinvolga i due principali appuntamenti tessili europei piuttosto che due fiere nel giro di una settimana gira come un mantra tra stand e stand. Molti espositori, soprattutto italiani (biellesi a parte che nella zona di Villepinte arrivano col contagocce), spingono in questa direzione per ottimizzare i costi, concentrare le collezioni in un periodo definito, evitare che l’eccesso di offerta finisca col congestionare i mercati, che nel caso di Première Vision e di Milano Unica in buona parte coincidono.

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