Lo stato di salute del settore tessile-moda italiano secondo Confindustria

Lo stato di salute del settore tessile-moda italiano secondo Confindustria

Il Centro Studi di Confindustria Moda-LIUC presenta una nota economica relativa al settore tessile nel biennio 2018/2019 in attesa di diffondere il bilancio settoriale definitivo per il 2018:

Secondo le simulazioni econometriche del Centro Studi per il settore tessile-abbigliamento in senso stretto, con l’esclusione quindi degli accessori, si prospetta una crescita su base annua pari al +2,1%. Il turnover settoriale, pertanto, passerebbe a 55,2 miliardi di euro, guadagnando oltre 1,13 miliardi rispetto al consuntivo 2017. Nel corso del 2018 il commercio internazionale si è rivelato meno dinamico delle attese, rallentando il ritmo di crescita; tale decelerazione è da ricondurre ad una domanda di Europa ed Asia più debole del previsto. Il TessileModa italiano ha inevitabilmente risentito della congiuntura meno favorevole mostrando, come indicato nel bilancio di pre-consuntivo, una qualche criticità.

Per quanto riguarda il numero degli addetti al settore, per la prima volta dopo diversi anni, il 2017 aveva fatto registrare un’inversione di tendenza ma secondo le prime stime, nel 2018 l’occupazione probabilmente tornerà a contrarsi lievemente almeno nella misura del -0,1%.

Le esportazioni nel 2018 sono rallentate, mentre le importazioni segnano un’accelerazione. Più in particolare, le vendite estere di Tessile-Moda hanno sperimentato una crescita del +2,8% medio annuo, sfiorando così i 31,5 miliardi di euro. La dinamica favorevole ha interessato sia l’export del ‘monte’ della filiera, pur in aumento solo del +1,1%, sia soprattutto l’export del ‘valle’, che ha archiviato l’anno a +3,7%, in decelerazione, dunque, rispetto al ritmo sperimentato nel 2017 (+4,5%). Con riferimento all’import, nel 2018 i prodotti di Tessile-Moda mostrano un aumento del +3,3%, passando complessivamente a poco meno di 21,7 miliardi di euro. In tal caso, il Tessile frena al -0,1%, mentre l’Abbigliamento-Moda cresce del +4,9%.

Sotto il profilo merceologico, l’export mostra generalizzate evoluzioni positive; best performer si conferma la maglieria, in aumento del +4,1%, più che dimezzando pertanto il ritmo di crescita rispetto all’anno precedente. L’abbigliamento confezionato mostra un aumento delle vendite estere pari al +3,7%. Al panorama positivo fa eccezione la calzetteria, in flessione del -1,6%. Tra i comparti a ‘monte’, all’estero pettinatura e filatura crescono rispettivamente del +9,1% e del +2,4%; i tessuti, invece, non vanno oltre al +0,9% (gravati dalla flessione del tessuto cotoniero-liniero), mentre il tessile per l’arredo-casa mostra una variazione del +1,9%. Guardando all’import, si sottolinea l’incremento non marginale che interessa l’abbigliamento, pari al +8,3%. L’import di maglieria assiste ad un incremento del +2,1%, mentre la calzetteria perde il -6,8% risultando quindi in arretramento sia lato export sia lato import.

Tra i comparti del ‘monte’, le importazioni di filati presentano archiviano un timido incremento pari al +0,7%, quelle di tessuti cedono, invece, il -3,1%. Il tessile-casa di origine estera chiude l’anno in debole aumento (+0,5%).

Dal punto di vista geografico, nel 2018 l’export diretto nella UE presenta una battuta d’arresto nella misura del -0,1%, mentre quello destinato alle aree extraUE si muove su un tasso ben più vigoroso pari al +6,4%. Sul fronte import, l’area comunitaria presenta un aumento del 4,9%, mentre i flussi provenienti dalle aree extra-UE, in grado di assicurare il 55,2% del totale, segnano un +2,0%.

Venendo ora all’analisi delle vendite estere per paese di destinazione, Germania e Francia, anche nel 2018, si confermano i primi due mercati di sbocco del Tessile-Moda italiano, segnando rispettivamente una frenata del -0,7% e un aumento del +1,6%. Prosegue il trend favorevole del Regno Unito, in aumento del +6,3% e salito in terza posizione. Di contro, la Spagna arretra del -2,2%. Relativamente ai mercati extra-europei, l’export verso gli Stati Uniti, quarto mercato e primo non-UE, archivia l’anno con un incremento pari al +3,1%. La Svizzera (principale hub per la successiva ri-esportazione in altri mercati) cresce su ritmi double-digit (+14,8%), a testimonianza dell’apprezzamento ricevuto oltreconfine dalle produzioni italiane. Guardando all’Estremo Oriente, Hong Kong e Cina archiviano rispettivamente una dinamica del +2,1% e del +23,6%; se sommati, per un valore di quasi 3.035 milioni di euro, sono secondi solo alla Germania.

Restando in Far East, l’export verso il Giappone cambia passo rispetto al 2017 e registra un deciso aumento pari al +7,0; l’export diretto in Corea del Sud sperimenta, invece, una variazione del +11,3%. La Russia, in decima posizione, dopo la ripresa del 2017 (+10,9%) frena al -0,4%, assestandosi su oltre un miliardo. Con riferimento ai partner di approvvigionamento, anche nel 2018, come da ormai una decina di anni a questa parte, saldamente al primo posto, con uno share del 19,5% sul totale, resta la Cina, pur segnando un lieve +0,1%. Anche gli altri principali supplier risultano muoversi in territorio positivo. In particolare, in area UE, la Francia segna un aumento del +16,8%, la Germania del +2,6%, il Bangladesh del +1,6%, portandosi a oltre 1,3 miliardi di euro. Di contro, la Spagna accusa una flessione pari al -9,5%, mentre la Turchia cala del -2,4%. Le performance di Cina e Bangladesh vanno peraltro incrociate con il dato dei Paesi Bassi, in aumento del +17,0%, tradizionale porto di ingresso per merci provenienti da aree extra-UE.

Guardando al primo trimestre del 2019, il 2019 si è aperto con un cambio di passo di un certo rilievo secondo l’indagine congiunturale svolta dal Centro Studi di Confindustria Moda per SMI su un panel di circa ottanta imprese operanti in tutti gli stadi della filiera Tessile-Moda. Da gennaio a marzo 2019 le aziende del Tessile-Moda a campione presentano un fatturato in flessione rispetto al medesimo periodo del 2018, sperimentando, nel complesso, una variazione pari al -2,8%.

A livello di macro-comparto, il Tessile presenta un calo trimestrale del -0,7%, il “valle” cede il -4,0%. I risultati peggiori sono da attribuire al mercato interno, in flessione del -6,6%, mentre il mercato estero è rimasto, pur debolmente, positivo facendo registrare un +0,9%. Più in dettaglio, nel caso delle aziende tessili, le vendite estere sono cresciute del +1,6%, mentre nel caso delle aziende del “valle” segnano un modesto +0,7%. D’altro lato, sul mercato interno il panel tessile arretra del -4,2%, mentre le aziende operanti nell’abbigliamento accusano un calo nella misura del -8,1%. Nei primi tre mesi dell’anno in corso la raccolta ordini si rivela insoddisfacente, evidenziando una dinamica negativa pari al -3,9%. In tal caso, la raccolta interna registra un calo del -4,1%, mentre quella estera segna un -3,1%. Il segno negativo caratterizza, inoltre, sia le aziende del Tessile, interessate da una variazione del -6,1%, sia quelle di Abbigliamento-Moda, la cui raccolta cala del -2,6%.

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