Prato: la provincia più ‘chiusa’. L’amarezza di CTN

Prato: la provincia più ‘chiusa’. L’amarezza di CTN

La richiesta del sistema confindustriale toscano di non prorogare il blocco delle attività produttive non è stato ascoltato: era prevedibile, ma questo non diminuisce l’amarezza e la preoccupazione.  “Rimandare la riapertura delle aziende, indebolirà ulteriormente la tenuta del sistema economico regionale, già messa a dura prova dalla crisi e che, si stima, sta già perdendo 1,2 mld€ al mese di valore aggiunto” commentano all’unisono il presidente di Confindustria Toscana, di Confindustria Firenze, di Confindustria Livorno Massa Carrara, di Confindustria Toscana Nord, di Confindustria Toscana Sud, dell’Unione Industriale Pisana.

Perché la recessione già in atto non si trasformi in una depressione dai costi sociali altissimi, con la perdita irreversibile di settori-chiave della nostra economia, il sistema confindustriale toscano chiede di riprogrammare in tempi rapidi la ripartenza del motore produttivo regionale, mettendo al primo posto la sicurezza dei lavoratori, ma rimodulando la stessa definizione di settore strategico. “Per le aziende toscane lavorare in sicurezza è la priorità; la sicurezza dei nostri lavoratori viene prima di tutto: lo è sempre stata e lo sarà sempre – dice il presidente di Confindustria Toscana Alessio Marco Ranaldo – Se le imprese sono in grado di assicurare ai propri dipendenti di operare in sicurezza – continua Ranaldo – dobbiamo iniziare a progettare una graduale ripartenza, anche attuando interventi ulteriori di protezione. Ed è pure necessario rivalutare il criterio dell’appartenenza a settori strategici, visto che quando ci dovremo far carico dei costi ingentissimi della ripresa, tutti i settori saranno strategici”.

Da non sottovalutare poi i problemi in cui incorrono le imprese che ad oggi continuano ad operare per le difficoltà di approvvigionamento, dovendo agire in contesto produttivo che conta oltre il 70% delle aziende chiuse.

Fra i vari distretti toscani quello tessile pratese detiene il poco invidiabile primato di area industriale più “chiusa per coronavirus”; infatti probabilmente molto meno del 10% delle aziende sono potute rimanere aperte. Lo stop alla produzione, tra l’altro, cade in mesi fondamentali nella stagionalità delle produzioni tessili. Ci sono fortissimi timori legati all’allentarsi delle relazioni con i clienti,ma a questo si somma un’altra preoccupazione, che rischia di concretizzarsi ancora prima: quella dei pagamenti, interni alla filiera pratese e della clientela esterna al distretto.

Sono sempre più frequenti i casi di clienti delle imprese del nostro distretto che chiedono posticipi delle scadenze di pagamento – spiega il presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi – Siamo consapevoli delle difficoltà che indubbiamente hanno anche i nostri clienti, ma abbiamo ritenuto necessario appellarci al loro senso di responsabilità perché onorino gli impegni assunti. Tutti gli anelli della catena che parte dalla distribuzione devono fare pienamente la loro parte e utilizzare tutti gli strumenti disponibili per assorbire lo shock di questa crisi, evitando di trasferire semplicemente a monte il problema. Per questo come produttori di tessuti e di filati abbiamo elaborato e diffuso fra le aziende della sezione un modello di lettera che può essere utilizzato per rispondere a richieste di questo genere. La filiera a monte deve stare a cuore a tutti noi, compresi i clienti del distretto: non possiamo lasciare il peso di quello che stiamo attraversando sulle spalle di soggetti spesso commercialmente deboli, ma essenziali per la produzione nel nostro settore. Dobbiamo tutti fare quadrato intorno alla filiera, tutelandola dall’interno e nei confronti dell’esterno. Ma naturalmente il senso di responsabilità non basta, occorreranno strumenti finanziari, misure fiscali, ammortizzatori sociali”.

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