Shanghai riapre le porte alla moda orientale

Shanghai riapre le porte alla moda orientale

Con l’ormai abituale “caos organizzato” tipico del salone cinese Chic, la fiera dell’abbigliamento che si svolge in contemporanea a Intertextile, ha aperto oggi le porte alle migliaia di visitatori arrivati da tutta l’area asiatica per scoprire le nuove collezioni.

Il quartiere intorno al NECC e’ pieno di cantieri, palazzine per uffici spuntano di anno in anno ad arricchire la disponibilita’ di spazi in questa elegante parte della megalopoli e lo stesso centro espositivo e’ oggetto di lavori di ammodernamento e ristrutturazione in vista del salone dell’import-export, evento di punta per il Governo cinese nei prossimi mesi. Quindi tutto quello che circonda le fiere che si sono aperte ieri e’ sinonimo di frenesia, code in strada e migliaia di persone al lavoro.

Eppure una volta passati i varchi, tra metal detector e cani anti-esplosivi, tutto acquista un sapore diverso, con l’atmosfera rilassata ma al tempo stesso attiva e colorata che accompagna il salone.

La prima vetrina, nella Hall 3 “sopravvissuta” ai lavori di risistemazione, e’ per brand giovani ed emergenti, che magari strizzano l’occhio anche all’Europa. Il primo stand in cui viene accompagnata la stampa internazionale e’ quello di Zhang San San (nella foto) e del suo marchio Feng Sansan. Sicuramente un brand riservato al mercato locale, visto che basa le collezioni, ben dieci, uomo, donna e bambino, sulle tradizioni, le storie e le leggende cinesi, dove per cinesi si intendono tutte le etnie dal Tibet fino al mare. A Chic per la prima volta, per cercare un nuovo punto di inizio e nuovi clienti San San ha portato abiti di ogni tipo, ma tutti con riferimenti alla cultura dei vari luoghi visitati e preparati per un target di età che non supera i 35 anni. Ricchi di accessori gli abiti da cerimonia per bambini, caratterizzati da volti stilizzati i capi esposti nella vetrina principale. Nel futuro spera in una sfilata anche in Italia ma “il mercato internazionale è ancora un grande rischio” dice lo stilista.

Seconda tappa da Mao, brand della giovane designer ed imprenditrice Mao Nen, di Guanzhou. Anche in questo caso solo mercato interno, anche perchè il “solo” significa oltre un miliardo di persone, anche se il target, pure in questo caso è verso i giovani. Stile abbastanza classico, con qualche digressione dai gusti locali nell’ampiezza delle maniche ed anche soluzioni insolite che, a seconda della disposizione di alcune parti delle giacche, si possono avere modelli con resa diversa. Ammette di avere tratto ispirazione anche dalle sfilate europee. La sorpresa arriva quando, spiegando di essere ancora un brand giovane e da lanciare ulteriormente, dice che in Cina ci sono “solo duecento negozi” che vendono i suoi abiti.

Infine Mona Wan, giovane “figlia d’arte” che sta rivoluzionando la storica attività di famiglia con un brand che da novembre svolterà definitivamente verso la modernità: video di promozione sulle tante piattaforme digitali cinesi, depliant illustrativi col nome del Brand, “Zhiqian“, e curiosità per il mercato europeo così lontano e ambito. Ma guai a dirle che Internet potrebbe abbattere le distanze: “Il 99% delle vendite avviene offline” dice, spiegando di aver scelto Shanghai perchè è aperta alle novità e offre maggiori prospettive per lo sviluppo del marchio, ma sempre con negozi reali e non virtuali. Nella terra di Alibaba affidarsi a fiere e negozi appare quasi una scelta in controtendenza.

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    Cristina Romieri
    26 Settembre 2019, 12:46

    Il Tibet non è Cina. E’ stato occupato militarmente ed illegalmente. I tibetani non sono un etnia cinese ma un popolo con propria cultura, lingua e tradizioni, che il governo cinese sta annientando.

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      La Spola@Cristina Romieri
      1 Ottobre 2019, 10:50

      In questo caso però il Tibet è stato fonte di ispirazione per lo stilista. Da una favola/leggenda tibetana ha tratto ispirazione per i disegni su alcuni capi, così come ha fatto con altre storie di nazioni vicine alla Cina o di territori della Cina stessa.
      Geograficamente parlando quanto detto dalla stilista è giusto. Su quello che dice lei siamo per la libera interpretazione, non entriamo in merito.

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