Sostenibilità un altro modo per dire lusso

Sostenibilità un altro modo per dire lusso

La sostenibilità è una scelta che la Botto Giuseppe ha compiuto con convinzione. La porta avanti anche in quest’ultima collezione che l’azienda biellese presenta a Pitti Filati n. 82, un’edizione dedicata all’estivo, stagione che vede Botto Giuseppe forte soprattutto nel segmento della seta.

La gamma dei filati sostenibili (Naturalis Fibra) si arricchisce del  lino biologico e della seta pettinata Schappe cruelty free.

Di questa scelta la Spola ha parlato con Silvio Botto Poala, amministratore delegato dell’azienda. “Sostenibilità nella produzione grazie all’alimentazione tramite energia solare e idroelettrica delle linee – ha commentato – sostenibilità nel prodotto: cashmere, lana, seta. C’è un grande interesse in questo senso da parte del cliente che con sempre maggiore convinzione introduce nelle proprie collezioni capsule ‘sostenibili’. Ci pregiamo di garantire la tracciabilità dei nostri filati a partire dalla fattoria australiana dove vengono prodotti i velli che acquistiamo e lavoriamo, pettinatura e filatura vengono fatte a Biella, anche le nostre tinture sono tutte certificate. Il passo ulteriore è la comunicazione di tutto questo al cliente finale del capo finito”.

Infatti tutti i filati Naturalis Fibra vengono lavorati nello stabilimento di Vallemosso in provincia di Biella e a Tarcento, in Friuli, che utilizza solo energie sostenibili: idroelettrica prodotta dalla diga e solare, tramite le superfici di pannelli fotovoltaici. Anche il processo delle tinture avviene con coloranti sostenibili e  certificati da Cradle to Cradle.

Per quanto riguarda la materia prima, invece, Botto Giuseppe garantisce la sostenibilità con le lane mulesing free provenienti dall’azienda australiana CONGI che ha ricevuto la certificazione sostenibile, le tecniche di rotazione dei paddock per evitare l’impoverimento del terreno, l’utilizzo di fontane di acqua nelle aree di allevamento e di pascolo.

E proprio questo è il nuovo lusso secondo Botto Giuseppe, attiva nel segmento di alta gamma da più di 140 anni.

Una scelta che paga dato che il 2017 ha fatto registrare nel comparto filati per maglieria un incremento del 15-20%. “Per l’aumento delle vendite all’estero – commento Silvio Botto Poala – di grande aiuto è stata la quotazione del dollaro australiano: qualche dubbio nutriamo per il 2018 in cui il dollaro australiano vivrà una svalutazione. Elemento da aggiungere all’aumento generalizzato del costo delle materie prime, un aumento importante, superiore ai livelli del 2012, che ha colpito tutte le tipologie di lana, dalla superfine agli extrafine. “Purtroppo i listini già da ora hanno subito questi aumenti – conclude Botto Poala – e i nostri clienti presto capiranno la reazione della filiera a valle. Vedremo se a maggio/giugno le nuove tose confermeranno o meno gli aumenti”.

Infine un’occhiata ai mercati di riferimento di Botto Giuseppe: bene gli Usa, che pure manifestano una tendenza alla contrazione secondo molte voci, bene la Corea e il Giappone.

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