Tensioni e contratto, le reazioni di Confindustria

Tensioni e contratto, le reazioni di Confindustria

Arrivano da tutti i distretti tessili italiani le reazioni degli industriali allo sciopero di venerdì e ovviamente c’è la condivisione della linea di Sistema Moda Italia: fronte comune tra imprese e lavoratori per dare un futuro al settore.

E’ di questo avviso anche il Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como, che rappresenta oltre 1.700 unità locali, per un totale di 18.800 addetti ed un valore annuo di export di 1.400 milioni di euro. “Sono numeri – dice il presidente del gruppo Andrea Taborelli – che fanno del tessile e abbigliamento, nella nostra provincia, una realtà di primaria importanza, all’interno della quale ci sono, sì, aziende che riescono brillantemente ad affrontare un mercato complesso, ma anche imprese che, allo stesso tempo, hanno grandi difficoltà a stare sul mercato. Il modello a cui rifarci non può che essere quello giustamente sdoganato dal rinnovo del Contratto Nazionale dei metalmeccanici, dove si è riusciti non solo a trovare un accordo sul riconoscimento degli adeguamenti in busta paga ex-post, rispetto all’andamento del costo della vita, ma dove si è soprattutto riusciti a inserire il concetto che la ricchezza da distribuire resti legata all’effettivo andamento della singola azienda, favorendo ed incentivando la contrattazione di secondo livello. L’obiettivo può e deve essere raggiunto in un settore come quello del tessile e abbigliamento dove, storicamente, le relazioni industriali sono da sempre molto meno conflittuali rispetto a quella di altre categorie, in particolare sul nostro territorio. Da qui il nostro appello, che non deve essere visto come di parte, ma come espressione di un interesse generale di imprese e lavoratori, oltre che di Sistema-Paese: quello di contribuire, anche attraverso l’impostazione di un innovativo Contratto Nazionale, a migliorare la competitività e la produttività di un settore da cui dipende un’importante fetta dell’industria made in Italy”.

Sandroni300Piena sintonia anche da Varese, che ha numeri simili a Como: più di 1.700 unità locali, per un totale di 14.300 addetti ed un valore annuo di export di 930 milioni di euro. “Nel nostro distretto – dice Piero Sandroni (foto a lato), presidente del tessile-abbigliamento di Univa – ci sono, sì, aziende che riescono brillantemente a fare eccezione alla crisi generale e a quella specifica che ormai da anni attanaglia il nostro comparto, ma anche imprese che, allo stesso tempo, hanno grandi difficoltà a stare o a rientrare sui mercati. Penso soprattutto a quelle a monte della filiera, che più risentono della concorrenza internazionale. È qui che si trovano la maggior parte delle aziende che farebbero fatica ad assorbire il contraccolpo di aumenti salariali calcolati non sull’ inflazione reale ma su quella presunta generando così incertezze sulla quantificazione dei costi, con il rischio di metterle ulteriormente fuori mercato, a danno degli stessi addetti. Il modello a cui rifarci non può che essere quello giustamente sdoganato dal rinnovo del Contratto Nazionale dei metalmeccanici, dove si è riusciti non solo a trovare un accordo sul riconoscimento degli adeguamenti in busta paga ex-post, rispetto all’andamento del costo della vita, ma dove si è soprattutto riusciti a inserire il concetto che la ricchezza vada distribuita soprattutto là dove si crea, nelle imprese. L’obiettivo può e deve essere raggiunto tanto più in un settore come quello del tessile e abbigliamento dove è accentuata la differenza di capacità competitiva tra imprese e dove, storicamente, le relazioni industriali sono da sempre molto meno conflittuali rispetto a quella di altre categorie”.

Ed il primo a commentare lo sciopero è stato Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord ma anche del Centro di Firenze per la Moda, in prima linea a Pitti: “E’ un settore fortemente composito e variegato, quello del tessile-moda, dove i casi di successo non possono in alcun modo essere considerati il punto di riferimento esclusivo per rivendicazioni sindacali. Certamente a Pitti Uomo ci troviamo davanti ad assolute eccellenze, che però non possono essere identificate con la generalità di un settore che presenta anche molti punti di debolezza. Il caso-Prato è da questo punto di vista esemplare: la parte a monte della filiera soffre non poco ed è un anello fondamentale del settore, che non può essere gravato di ulteriori costi pena la compromissione dell’equilibrio dell’intero sistema. Lunedì prossimo presenteremo a Prato i dati sui bilanci 2015 elaborati dal Centro Studi della nostra associazione: posso anticipare che i ricavi dei terzisti tessili sono risultati in contrazione, anche se non spiccata come nel recente passato. Se a questo si aggiunge un quadro economico nazionale e internazionale all’insegna dell’incertezza, è del tutto ragionevole la posizione di SMI di non dare aumenti salariali ante previsioni di inflazione. I rappresentanti dei lavoratori del tessile-moda dovrebbero valutare questa posizione con realismo e senza pregiudizi, con una visione complessiva del settore. E’ un momento delicato, quello che stiamo vivendo: da parte di tutti occorre il massimo senso di responsabilità”.

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