Trasformazione digitale e sostenibilità: le sfide di Milano Unica

Trasformazione digitale e sostenibilità: le sfide di Milano Unica

Fare sistema è l’espressione più ricorrente nei discorsi della cerimonia inaugurale: per cogliere le opportunità, per dettare le regole della sostenibilità, per guidare la trasformazione digitale, per affermarsi sul mercato globale, per garantire l’innovazione.

Una cerimonia inaugurale operativa, che non si perde nell’autocelebrazione ma traccia linee di azione concrete affinché l’industria tessile italiana possa mantenere la leadership sul mercato e queste linee di azione seguono due grandi focus: la trasformazione digitale, evoluzione necessaria per consolidare la posizione sul mercato, e la sostenibilità, tema strettamente legato alla reputation delle aziende, aspetto tanto importante oggi per i grandi brand. Entrambi i macrotemi si intrecciano con quello degli investimenti e con quella della formazione.

Protagonisti della cerimonia due giovani relatori: Nazzareno Mengoni e Edoardo Zegna.

Il primo cofondatore di Startupbootcamp Italia, il secondo Head of content and innovation di Ermenegildo Zegna. Mengoni ha illustrato le attività della sua azienda e di come stia nascendo il primo polo mondiale nel settore del fashion tech. Affinchè ci sia un’effettiva accelerazione delle redditività delle imprese è necessaria la collaborazione di molti soggetti, privati e pubblici: solo in questo modo l’innovazione sarà a disposizione di tutti in una sorta di circolo virtuoso che porta allo sviluppo del sistema paese. Zegna ha invece sottolineato l’importanza della comunicazione e della trasmissione di un messaggio semplice. “Se non si è in grado di passare al consumatore quello che sta dietro al prodotto – ha commentato – è addirittura inutile fare il prodotto. La comunicazione è necessaria, ma non facile, così come l’innovazione: il cambiamento c’è sempre stato, è necessario che ci sia, ma non è facile fa gestire”.

Soddisfazione nelle parole del presidente di Milano Unica, Ercole Botto Poala, che ha esaltato la posizione di leadership che il settore tessile italiano vanta. “Non possiamo perdere le opportunità del cambiamento – ha commentato – ma questo non è possibile se non facciamo sistema, perché nel nostro settore ci sono per lo più aziende medie e piccole che non possono sostenere da sole le rivoluzioni in atto. Invito però le aziende a seguirci, a cogliere il nostro aiuto. Faccio l’esempio del marketplace digitale di Milano Unica: passiamo da 60 a 150 aziende partecipanti, un ottimo risultato ma c’è ancora molta strada perché le aziende devono imparare a comunicare i contenuti. Il nostro probleme è proprio questo: non sappiamo comunicare quello che abbiamo, mentre ci sono realtà in cui si inventano storie senza sostanza. Milano Unica insisterà su questo punto: andrà addirittura ‘a domicilio”.

Un aiuto alle imprese viene anche da Ice, il cui direttore generale, Roberto Luongo, ha partecipato alla cerimonia inaugurale illustrando il percorso che da alcuni anni Ice fa per sostenere le fiere italiane, invitando buyer, espositori e stampa straniera e risponde con interesse alla richiesta di Botto Poala che individua in quello africano il prossimo mercato su cui puntare energie e risorse. “Sono già previsti progetti in tal senso – ha commentato luongo – che toccano il Sud Africa, il Ghana, l’Angola: l’obiettivo è arrivare quando si tratta di un’economia ancora in fase di sviluppo, per cogliere tutte le opportunità”.

Parole fiduciose anche da parte di Alberto Paccanelli, presidente di Euratex che ha sottolineato come da qualche anno ci sia unità di intenti tra i paesi Euratex con la finalità di proteggere i prodotti made in Ue. Ora argomento all’attenzione di Euratex è sempre più la sostenibilità, che sta per avere una nuova regolamentazione, che sempre più deve essere accessibile anche alle piccole imprese.

Ma unità di intenti è auspicata anche da Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della Moda italiana che ricorda come la Camera lavoro a stretto contatto con i brand per individuare obiettivi comuni, anche nel campo della sostenibilità e della sua comunicazione. “Oggi il prodotto Made in Italy è percepito come il maggiormente sostenibile – ha commentato Capasa – in tutto il suo processo produttivo. Dobbiamo mantenere questo primato, anche se gli altri paesi stanno lentamente avanzando”. “E’ indubbio che i produttori italiani – rincara il presidente Smi marino Vago – sono riconosciuti come cultori della materia, grazie alla Camera allora che li supporta nella comunicazione”.

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