Le avvisaglie c’erano state alcuni anni fa ma il peggio sembrava passato dopo un piano di rilancio e l’azienda aveva ritrovato obiettivi e speranze nel 2021: invece adesso Canepa è arrivata alla fine di una corsa durata più di 70 anni e si prepara ad essere messa in liquidazione.
E’ nerissimo il cielo sopra San Fermo, nel comasco, con più di 150 dipendenti che adesso rischiano di rimanere senza lavoro in tempi molto brevi e con i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl dei Laghi e Uiltec Uil Lombardia che in una nota hanno dichiarato la propria sorpresa per i tempi, più che per le conseguenze.
La crisi dell’azienda ha radici nel 2018, quando si iniziò a parlare di lettere di licenziamento ma nel corso degli anni c’erano stati tanti tentativi di risollevarne le sorti, dal coinvolgimento di Muzinich & Co., che aveva ricapitalizzato e coinvolto nel risanamento un’esperta come Virginia Filippi, che aveva indivisuato in 6-7 anni il periodo necessario per tornare alla normale attività.
Invece dopo quattro anni la corsa si appresta a finire, già nel prossimo dicembre. 50 dei 153 dipendenti saranno riposizionati se l’azienda troverà un nuovo acquirente. Questo nonostante lcuni giorni fa fosse stato firmato un accordo per la cassa integrazione per crisi fino a marzo 2026.
Ma i fondi Muzinich e Invitalia hanno smesso di credere nel progetto per rilanciare un brand che anche nel 2024 aveva visto ridurre produzione e fatturato. “Non vogliamo fare lo spezzatino della Canepa!” la frase attribuita sul sito di Femca Cisl dei Laghi all’amministratore delegato Alfredo Caneparo, che aveva parlato della ricerca di un partner “che credesse nelle potenzialità di questa storica realtà, mettendo in campo competenze ed esperienza”.
“Durante la riunione – prosegue la nota dei sindacati – ci è stato comunicato che è pervenuta una proposta da parte di un’altra realtà interessata all’acquisizione. L’offerta, tuttavia, prevede il mantenimento di soli 50 posti di lavoro. Come organizzazioni sindacali, abbiamo immediatamente fermato gli impianti e convocato un’assemblea straordinaria con le lavoratrici e i lavoratori per informarli della gravissima situazione in atto. Di fronte a questa decisione inaccettabile, ci attiveremo con tutte le iniziative di mobilitazione necessarie, coinvolgendo le istituzioni locali, nazionali e l’opinione pubblica, affinché non venga smantellata una realtà storica del tessile comasco e non si cancelli il futuro di oltre 150 famiglie”.









