Nonostante un giro d’affari di oltre 90 miliardi di euro, la fama internazionale e il prestigio per il Made in Italy la moda italiana non è un bel posto in cui lavorare.
Questo secondo la recente classifica Best Workplaces Italia 2026: tra i 75 migliori ambienti di lavoro italiani c’è solo una realtà d’eccellenza, Kiabi, nel settore dell’abbigliamento. “Nelle aziende del fashion prevale ancora una percezione frammentata e impersonale dell’esperienza lavorativa dei collaboratori” dice Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia.
Great Place to Work Italia ha ascoltato il parere di oltre 210mila collaboratori di 415 organizzazioni italiane ed è emerso che il settore fashion non si distingue per grandi esempi di innovazione nella cultura organizzativa, in Italia ma anche nel resto del mondo.
“Kiabi – continua Zollo – è un caso emblematico, ma anche unico, di come una realtà del settore fashion possa costruire una cultura organizzativa solida, generativa e coerente con i propri valori. L’azienda che dal 1978 ha rivoluzionato il prêt-à-porter introducendo il concetto di moda a piccoli prezzi per tutta la famiglia, ha ottenuto il 7° posto nella categoria tra i 500 e i 999 collaboratori, distinguendosi per la capacità di integrare pratiche di ascolto attivo, inclusione, e benessere individuale con obiettivi di business. Il loro approccio mette al centro la relazione con il collaboratore, con attività mirate a rafforzare la coesione interna e la partecipazione attiva delle persone nei processi aziendali”.
Foto: Lorenzo Brambilla da Shutterstock







