L’edizione n. 110 di Pitti Uomo tira le somme e registra oltre 11.000 compratori, oltre 14.000 i visitatori totali. Un risultato che tutto sommato soddisfa gli espositori delle 740 collezioni presenti in Fortezza e anche Pitti Immagine, nonostante la leggera flessione rispetto all’edizione di giugno 2025 dovuta certamente alle diffuse turbolenze geopolitiche ed economiche.
“In apertura di salone il presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, ha ricordato il ruolo centrale della moda maschile per l’intero sistema del tessile-abbigliamento italiano – ha dichiarato Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine – e, insieme, la funzione propulsiva di un salone come Pitti Uomo: non solo promozione presso i più importanti clienti esteri e scoperta di nuovi mercati, ma anche, per noi espositori, stimolo alla ricerca, alla costante rigenerazione creativa del prodotto, all’evoluzione stilistica e all’uso di nuovi materiali. E’ questo che fa di Pitti Uomo un appuntamento irrinunciabile per i brand del settore e per i migliori compratori internazionali, la cui qualità, devo dirlo per esperienza diretta e per aver parlato con molti colleghi, è ulteriormente aumentata in questa edizione”.
Pitti Uomo conferma la sua vocazione per l’internazionalizzazione: da più di 90 paesi sono arrivati oltre 5.200 operatori della distribuzione e del retail di alto livello. Ai primi posti della classifica: Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Olanda, Giappone, Francia, Svizzera, Belgio, Austria, Grecia, Canada, Polonia, Cina. “Se guardiamo il dato estero più in dettaglio – afferma Ivano Cauli, al suo primo Pitti Uomo da amministratore delegato di Pitti Immagine – è interessante notare l’ottimo andamento di Germania, Stati Uniti, Hong Kong e Canada; la positiva tenuta dell’area Scandinava e del sud-est asiatico (Corea, Taiwan, Singapore); l’exploit dell’Europa centro-orientale (Romania, Polonia e Ungheria, persino dell’Ucraina); i rallentamenti dei tradizionali mercati europei, con l’eccezione di Svizzera, Austria e Irlanda. Alcuni risultati non positivi da paesi molto lontani, come per esempio l’Australia, fanno pensare a problemi di costo dei viaggi, che ovviamente devono essere pianificati con mesi di anticipo, un anticipo che cadeva nei mesi più cupi dei conflitti in corso”.
Al di là dei numeri, quindi, da Pitti Uomo 110 parte un messaggio di solidità e di fiducia per tutto il mondo della moda. In particolare va sottolineata la tenacia degli espositori, come sottolineano Antonio Cristaudo e Francesca Tacconi, rispettivamente direttore commerciale e direttrice eventi speciali: “740 espositori hanno creduto e investito nel salone, un grande contributo arriva dalle collaborazioni internazionali – tra cui ci piace ricordare Code Korea, il consorzio giapponese di JQuality, il progetto di China Wave, le presenze istituzionali francesi e spagnole – a testimonianza di un salone che è sempre piattaforma di networking commerciale globale”.








