In difficoltà, come tutti gli altri. In cerca di sostenibilità e innovazione, come molti. Aperto alla creatività, come gran parte di quelli più importanti. Il mercato inglese ha perso alcune delle peculiarità che lo rendevano diverso dagli altri, avvicinandosi molto a quelli europei continentali, ma mantiene delle caratteristiche che invogliano le aziende italiane a presidiarlo.
E uno dei modi per farlo è partecipare a Texpremium, che ha chiuso la sua edizione più torrida di sempre in una Londra insolitamente bollente. L’aria condizionata della Truman Brewery ha alleviato il disagio ma raggiungere la fiera non è stata impresa da poco nelle ore centrali della giornata.
L’affluenza è stata comunque buona, ad una prima vista anche superiore alla precedente edizione, e quindi le speranze di avere risposte positive dal mercato non sono poche.
Sul fronte della partecipazione italiana qualche novità, alcuni ritorni e tante conferme. Presente da anni sul mercato inglese la Trapuntatura Belpunto, parte di MinervaHub, era alla ricerca di un’ulteriore porta di ingresso: “Il nostro cliente più importante è inglese – conferma Paolo Ceccato – ma un prodotto con le potenzialità del nostro può trovare nuovi acquirenti. Sappiamo che in Inghilterra non si fanno i grandi numeri ma la fiera è il primo passo per arrivare a nuovi clienti. Faremo anche Milano Unica, Lineapelle, abbiamo uno showroom a Parigi e andremo a Performance Days sia a Monaco che a Shanghai”.
“E’ un modo per riaffacciarsi sul mercato – dice Silvia Bianchi di Tiarè parlando di Texpremium – e partecipare è anche una scelta di speranza in una crescita, perché è un mercato di nicchia ma interessante per avere qualche altro cliente. Dopo aver trattato direttamente coi clienti abbiamo deciso di tornare a fare vedere le collezioni al salone. Questa fiera fa parte di un trittico con Milano Unica e Now Textile a Parigi, tutte mirate al mercato di riferimento, non generiche.
Trittico di aziende italiane l’una vicina all’altra, con Filippo Becheroni di Archè, Francesco Bini di Lineaesse e Giancarlo Onnis di Ipotesi: “Il mercato inglese va a periodi – dicono – e questa fiera funziona piuttosto bene in questo contesto da 7-8 clienti importanti più i piccoli che si affacciano. In due giorni li vediamo tutti. La data va bene, meglio di quella di dicembre, che a volte è stata troppo vicina a Natale ma nel 2025 è stata adattata e migliorata. In un momento in cui è difficile capire la stagionalità le collezioni sono per l’80% le stesse che portiamo alle altre fiere, come Milano Unica”.
Parola ormai sempre meno usuale ma mai dimenticata: Brexit. “Non ha influito come poteva sembrare – concludono i tre – e alla fine ha inciso soprattutto sulla logistica e le questioni doganali che sugli acquisti”.







