C’era quasi aria di Prato Expo nei corridoi del padiglione 7 di Milano Unica, dove la partecipazione di aziende del distretto toscano è stata particolarmente concentrata.
Un pezzo di Prato in Lombardia, per tre giorni di incontri e affari, ed a volte è stato letteralmente un pezzo di città che è rivissuto a Milano, o così è parso. E’ il caso di Balli il Lanificio, che all’ingresso dello stand ha piazzato un cancello che ha richiamato subito alla mente il Fabbricone. Un modo per caratterizzare l’area a disposizione, dove l’azienda ha presentato “Recode”, ma anche l’App Balli Be You e la partnership con Modartech.
Con “Recode” Balli ha dato un nuova interpretazione ai tessuti, dal cardato al ritorno al pettinato, dal volume alla leggerezza, dall’eccesso all’ordine, dall’identità storica a quella evolutiva. Il tutto raccolto in sei linee: Balli Id, Rafanelli, Balli Bold, I’Balli, Atlas e J Balli.
“Stiamo già reinterpretando le richieste di tessuti più idonei per un mercato in continua evoluzione – spiega Leonardo Raffaelli, managing director di Balli il Lanificio – partendo dalla nostra storia per guardare avanti”. La partnership con Modartech è stata spiegata dalle nove installazioni di altrettanti studenti che rappresentano la loro creatività inserita nel mood della collezione Balli il Lanificio, ma anche da abiti immaginati da Modartech in linea con la filosofia alla base di Recode.
L’App Balli Be You invece è un contenitore di tutta la storia e delle competenze di Balli il Lanificio a disposizione di clienti, dipendenti, scuole e agenti dove trovare informazioni e strumenti.
Buona affluenza già dal primo giorno da Marini Industrie, che su Milano Unica ha puntato ormai come fiera principale: “E’ il riferimento per tutti i clienti internazionali – conferma Francesco Marini – e di conseguenza è la fiera più importante. Per questa edizione abbiamo voluto spingere molto sull’innovazione e sulla ricerca per creare un prodotto di alta qualità e prenderci una sorta di vantaggio temporale di qualche anno, facendo cose che magari altri riusciranno a fare in futuro”. Francesco Marini significa imprenditoria ma anche Confindustria Toscana Nord e quindi istituzioni, così la domanda diventa a doppia risposta: l’apertura sul Mercosur può essere un’importante alternativa per i mercati? “E’ una possibilità – dice – e ne abbiamo parlato anche con i colleghi di Pratotrade per capire se ci sono margini”. Poi c’è il tema della nuova fiera Value: “L’importante è che Milano Unica non perda la sua connotazione dopo aver trovato l’assetto giusto, altrimenti c’è il rischio di trovarsi la concorrenza molto vicina”.
La vivacità intorno alle aziende pratesi è confermata al volo, in uno stand di Texmoda effettivamente pieno, anche dal presidente di Pratotrade Alberto Pestelli, mentre Sandro Ciardi di Dinamo nel primo giorno ha notato un leggero calo di presenze rispetto al luglio 2025, “ma in piccola percentuale”. Nel suo stand ha campeggiato un cartello per annunciare la collezione Morpho, realizzata con Reda, uno dei big del tessile italiano: “è un esempio di come aziende dalle dimensioni diverse possano lavorare insieme, anche unendo due distretti diversi” spiega Ciardi.
Più che una capsule di tessuti di eccellenza Morpho collega industria, artigianalità e innovazione lavorando sulla lana, forte del know-how di Reda nella lavorazione della lana e nella costruzione del tessuto e della specializzazione di Dinamo nella ricerca su trattamenti, processi e finissaggi. In pratica alcuni tessuti iconici di Reda sono stati inviati a Dinamo in fase semi-finita e reinterpretati attraverso interventi e finissaggi sviluppati ad hoc. Il risultato è una selezione di tessuti esposti negli stand di entrambe le aziende, unite anche dalle esperienze condivise tra Sandro Ciardi e Ercole Botto Poala in uno dei board di Milano Unica.
“Morpho rappresenta un dialogo tra competenze, territori e visioni complementari. Con questa collaborazione abbiamo esplorato la lana non solo come tessuto, ma come materia capace di evolvere e generare nuove possibilità espressive. È una ricerca che conferma come innovazione e cultura manifatturiera possano nascere dall’incontro tra tradizione tessile e sperimentazione” spiega il secondo, “E’ un importante esperimento di contaminazione tra un’eccellenza produttiva e qualitativa come Reda e una realtà come Dinamo, da sempre capace di trasformare i tessuti, conferendo loro aspetti e mani contemporanee attraverso finissaggi innovativi” aggiunge il primo.








