Le aziende di Como sono arrivate alla fine di marzo in un quadro di stabilità degli indicatori e con rendimenti diversi a seconda dei mercati, con quello interno più debole a vantaggio dell’export.
Secondo l’Osservatorio Congiunturale di Confindustria Como gli ordini dall’Italia sono rimasti stabili rispetto a febbraio per il 42,9% del campione e sono cresciuti per il 23,8%; numeri che invece all’estero crescono (43,9% e 26,8%).
Stabile anche la produzione per tre aziende su cinque (60%), in crescita per il 25% e in discesa per il restante 15%.
Sul versante del fatturato è stata riscontrata una prevalenza di giudizi di crescita, sia per quanto riguarda le vendite in Italia, sia per l’export, valutato in crescita da quasi quattro realtà su dieci (38,5%).
Per il secondo trimestre le prospettive sono di mantenimento dei livelli per oltre la metà del campione (51,2%), ma per chi vede un cambiamento è più ipotizzabile un rallentamento (30,2%) che un aumento (18,6%).
Diventato più critico l’approvvigionamento di materie prime, anche più costose (anche per questioni geopolitiche), così come energia elettrica, gas naturale e petrolio. Così il 40,9% delle aziende ha dovuto ridimensionare o posticipare gli investimenti aziendali mentre oltre otto realtà su dieci (81,8%) hanno subito una contrazione della propria marginalità.
Anche sul versante dell’occupazione regna la stabilità, presente in ben quasi nove realtà su dieci (88,4%), mentre il 9,3% ha segnalato un’espansione e il 2,3% una riduzione.
Nel dato aggregato Como-Lecco-Sondrio gli impianti produttivi hanno funzionato più per le aziende metalmeccaniche e meccatroniche (78,6%) rispetto a quelle tessili (68,8%).
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