Brexit: gli effetti sulle imprese di Lucca-Pistoia-Prato

Brexit: gli effetti sulle imprese di Lucca-Pistoia-Prato

La Brexit rimane ancora avvolta nell’incertezza e questo non è un problema solo per i sudditi di Sua Maestà: effetti ricadono anche sulle imprese italiane e Confindustria Toscana Nord organizza per domani un seminario proprio per fare un po’ di chiarezza su quello che potrebbe accadere dopo il rifiuto da parte del Parlamento di Londra di recesso presentato dal Governo britannico.

Cosa accadrà se il nuovo esame della soluzione proposta dal Governo avrà un nuovo rifiuto da parte del Parlamento? Il Governo potrebbe muoversi senza accordarsi alla decisione del Parlamento? Potrebbe essere richiesta all’Unione europea una ulteriore proroga? Di certo il Regno Unito potrebbe diventare una nazione non legata all’Unione Europea da regolamentazioni particolari. Le imprese che intrattengono relazioni commerciali col Regno Unito stanno pensando a come reimpostare i rapporti col paese in caso di “no deal”. E tra le imprese molto attente agli eventi ci sono quelle dell’area Lucca-Pistoia-Prato che ha nel Regno Unito un partner commerciale significativo: nel 2018 l’export delle tre province (manifatturiero, vivaismo e servizi) verso il paese è stato di 505,4 milioni di euro (il 6,1% delle esportazioni totali dell’area), con un saldo commerciale di +411,8 milioni e una variazione rispetto al 2017 del +3,7%.

L’export 2018 del manifatturiero delle tre province nel Regno Unito è stato di 469,8 milioni di euro, con tasso di variazione del +3,2% rispetto al 2017. Il settore moda vale 207,2 milioni di euro; nei settori della moda il tessile pesa per il 14,2% (71,6 milioni, -3,7% rispetto al 2017), l’abbigliamento il 19,5% (98,4 milioni, -0,6% rispetto al 2017) mentre il cuoio e calzature pesa per il 7,4% (37,3 milioni, -12,3% sul 2017).

I potenziali problemi non riguardano solo l’export, l’import e i temi doganali in genere; è aperta anche la partita dell’origine preferenziale delle merci, della fiscalità, del personale italiano impiegato nel Regno Unito. Tutti questi temi costituiranno l’argomento di un seminario che Confindustria Toscana Nord ha organizzato per domani 4 aprile alle ore 10 a Prato, con collegamento in streaming anche con le sedi di Lucca e Pistoia. Interverrà Giuseppe De Marinis, giurista internazionalista e docente universitario.

“E’ una situazione difficile in primo luogo per le imprese ma anche per chi, come la nostra associazione, fornisce informativa e consulenza su queste materie – spiega Francesco Marini, membro del Consiglio di presidenza di Confindustria Toscana Nord con delega all’internazionalizzazione e la crescita – Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, ma la prospettiva di una ‘hard Brexit’ è almeno in teoria quella più probabile e le imprese debbono necessariamente prepararsi con debito anticipo a quella eventualità. Siamo contrari a tutto ciò che ostacola il commercio libero e basato su regole rispettate da ambo le parti; il ‘no deal’ rappresenterebbe un brusco ritorno al passato nelle relazioni fra paesi europei moderni e amici. Confidiamo nell’eventualità, a oggi improbabile ma vogliamo credere non impossibile, che si trovi una soluzione meno drastica”.

Le imprese interessate possono iscriversi attraverso l’email eventi@confindustriatoscananord.it

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