Como, la ‘dipendenza’ dall’export è evidente

Como, la ‘dipendenza’ dall’export è evidente

Non si interrompe la crescita del distretto tessile lariano, che mette in archivio il sesto anno di fila con dati positivi, sia pure non incisivi come negli anni scorsi. I numeri arrivano dal Centro Tessile Serico che, in collaborazione con la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, ha proposto la 22′ edizione dell’Osservatorio Distretto Tessile di Como, per un incontro di valutazione dei risultati della filiera tessile comasca nel 2015, grazie agli interventi di Giorgio Penati e di Federico Colombo, presidente e ad del Centro Tessile Serico, di Guido Tettamanti, segretario del Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como, e Giovanni Foresti, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

L’approfondimento tematico ha invece riguardato l’ecosostenibilità, grazie alla presenza di Mauro Scalia, Sustainable Businesses Manager di Euratex (la Confederazione Europea del tessile e dell’Abbigliamento, con sede a Bruxelles, che rappresenta gli interessi dell’industria tessile e dell’abbigliamento presso la UE), di Andrea Crespi, presidente della Commissione Sostenibilità, Ricerca, Innovazione di Sistema Moda Italia e di Silvio Faragò, direttore della Divisione Seta di Innovhub – Stazioni Sperimentali per l’Industria.

Le esportazioni lariane hanno un valore superiore ad un miliardo e quattrocento milioni di euro e assorbono circa il 60% di quanto viene prodotto, con una percentuale che sale al 75%, se si considerano anche le esportazioni dei capi d’abbigliamento realizzati in Italia con i tessuti comaschi. Il 2015 ha visto un consolidamento dei positivi risultati acquisiti, con una perdita di 2 punti percentuali di valore della produzione, ma con dati che restano comunque ben al di sopra dei valori successivi alla crisi del 2008-2009.

La lieve diminuzione è maturata soprattutto in alcuni mercati europei come Spagna (-14,7%) e Russia (-28,6%), dove pesano le difficoltà economiche e le tensioni politiche, ma il distretto tiene in Francia (+5,6%), di gran lunga il principale acquirente dei tessuti e degli accessori tessili comaschi grazie alla spinta del prodotto lusso. Bene anche Stati Uniti (+ 3,3%) e Regno Unito (+ 6,3%).

Per quanto concerne il prodotto serico (seta e fibre chimiche continue), il tessuto per abbigliamento femminile, che rappresenta la componente di maggiore peso, ha chiuso il 2015 con una diminuzione del fatturato di poco superiore al 3%. L’accessorio tessile (foulards, sciarpe, scialli, stole, bandane) dopo un lungo periodo di forte crescita strutturale, ha subìto una flessione di quasi il 4%. La cravatteria, dopo alcuni anni di incertezza, ha invece evidenziato un rimbalzo positivo (+0,5 %).

“I risultati del 2015 – commenta Andrea Taborelli, presidente del Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como – segnalano una situazione di consolidamento che dipende anche da variabili esogene inevitabili, come la crisi della Russia, e che si stanno manifestando anche all’inizio di quest’anno. In un quadro dello scenario economico internazionale così complesso, la nostra rimane una filiera tonica, combattiva, sempre pronta a cogliere le opportunità che il continuo cambiamento del mercato può proporre, come nel caso della sfida che l’attenzione dei consumatori finali all’ecosostenibilità ci propone”.

L’analisi presentata da Giovanni Foresti, economista della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, evidenzia come “in prospettiva il Distretto di Como potrà far leva sulla solidità della filiera produttiva, che può contare su migliori competenze, maggiore qualità e affidabilità. Un’efficace filiera produttiva consente di tracciare con più facilità il processo produttivo, con indubbi vantaggi per i soggetti più attenti alla sostenibilità ambientale. La presenza di filiere produttive integrate sembra inoltre favorire anche a Como l’affermazione di una nuova classe di medie imprese, capaci tra il 2008 e il 2014 di rafforzare significativamente fatturato e redditività. L’ulteriore crescita dimensionale di queste imprese può favorire il ricambio generazionale e innescare virtuosi processi di imitazione nel territorio”.

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