Como, un incubo chiamato recessione

Como, un incubo chiamato recessione

Dopo mesi di fiducia o quantomeno di accettabile stabilità arrivano anche per il distretto di Como dei segnali poco incoraggianti dall’analisi congiunturale di Unindustria e di Confindustria di Lecco e Sondrio.

Il presidente di Unindustria Como, Fabio Porro, parla senza mezzi termini di “nubi minacciose”: “Si chiamano rallentamento e recessione – dice – ovvero l’opposto di quanto le premesse positive degli anni precedenti, dopo la crisi, facevano presagire. Dalla nostra indagine del mese di novembre emerge un dato su tutti: meno ordini e diminuzione di fatturato per quasi la metà delle imprese. Che tradotto significa: abbiamo smesso di crescere. Le cause, come sempre, sono più d’una. Il rallentamento dell’economia globale su tutte ma anche le forti incertezze interne del Governo rispetto, per esempio, alle grandi opere o ai provvedimenti di natura giuslavoristica. Questi segnali non possono essere ignorati e sono il campanello di allarme che dovrebbe indurre ad adottare una politica fiscale che sostenga davvero la domanda attraverso tagli di imposte, premialità per investimenti, smettendola di inseguire un facile consenso attraverso provvedimenti che hanno impatto ridotto o nullo sulla crescita”.

Ad allarmare il distretto sono attività produttiva e fatturato, che risultano in diminuzione: sul versante nazionale gli ordini rallentano per oltre quattro imprese su dieci (44,4%), a fronte di indicazioni meno diffuse riguardanti la stabilità (33,4%), e l’aumento (22,2%). Sul fronte dell’export si registra invece una situazione stabile per il 47,6% delle imprese e quote del 26,2% sia per le realtà che indicano un aumento, sia per quelle che comunicano una riduzione.

L’attività produttiva è stabile per oltre un’azienda su due (55,5%), diminuisce per il 26,7% mentre aumenta per il 17,8%. Per quanto riguarda il fatturato nel 45,5% dei casi è comunicata la diminuzione, nel 31,8% livelli stabili mentre nel restante 22,7% un aumento.

L’andamento del costo delle materie prime, indicato in crescita da quasi un terzo del campione (31,8%) in novembre, ha rappresentato un ulteriore fattore di attenzione.

Nessun contraccolpo invece sull’occupazione, rimasta stabile. Indicazioni identiche arrivano anche dai dati congiunti di Como, Lecco e Sondrio.

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