CPM mantiene la rotta e guarda al futuro

CPM mantiene la rotta e guarda al futuro

CPM ha chiuso la sua edizione estiva mantenendo numeri e qualità del precedente appuntamento e quindi mantiene salda la rotta sul mercato russo, ancora un po’ agitato.

Circa 1.300 i marchi provenienti da 30 paesi che hanno esposto le loro collezioni per la primavera / estate 2020 in 16 sale dell’Expocentre. 21.300 invece i visitatori arrivati da 50 paesi con focus su Europa e Asia meridionale.

“CPM è ancora la piattaforma numero uno per gli ordini stagionali e diretti – spiega Thomas Stenzel, AD dell’organizzatore della fiera, OOO Messe Düsseldorf Mosca – ed anche il programma del salone con eventi collaterali, sfilate e dibattiti ha contribuito ad ampliare il know-how di tendenze, strategie online e offline e la fidelizzazione dei clienti. Il mercato russo rimane eccitante, proprio come CPM e gli ordini effettuati qui”.

Foto OOO Messe Düsseldorf Moscow / CPM

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    Massimo
    12 Settembre 2019, 13:27

    La domanda di made in Italy nel mercato Russo non risponde più da almeno un biennio, gli ordinativi, nelle ipotesi migliori sono calati del 50% con punte del 70-80%, l’apertura alla Cina del governo Russo in risposta alle politiche di ostruzionismo e disturbo operate dal mercato americano ed europeo, con la complicità dei nostri inetti politici, unitamente alla debolezza del rublo che nei momenti di splendore del mercato era quotato 30-35 ruble per euro conto una media di 65/80 di oggi, hanno contribuito pesantemente a devastare la forte richiesta di prodotti di qualità Made in Italy aprendo il mercato al prodotto cinese. Questi sono i dati reali, gli enti fieristici ormai forniscono, giustamente, dati di comodo per cercare di attirare espositori, ma la realtà è ben diversa! Sino a quando non ci saranno delle vere politiche di salvaguardia del made in Italy e vere incentivazioni per le poche aziende manifatturiere italiane del settore moda, ritengo che sia difficile contrastare la tendenza in atto, specie su mercati come quello Russo, ormai saccheggiato dalle aziende cinesi.

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