Dopo i primi due giorni di Intertextile Apparel Fabrics i commenti che arrivano dagli stand di Milano Unica Shanghai sono tutti improntati ad un certo ottimismo: il mercato locale o comunque dell’area asiatica lascia ancora spazio per le aziende italiane, in attesa di una ripresa dei consumi in un Paese da oltre un miliardo di persone che sta vivendo un momento di frenata dopo decenni di spese forse eccessive, sicuramente superiori alle necessità reali.
E arrivano anche altri pareri in merito al nuovo format della fiera. Un cambiamento notato per esempio da Alberto Rossini, che segue il mercato cinese per Botto Giuseppe, azienda tornata a Shanghai dopo anni di assenza: “Prima volta nel post Covid – dice – ma vedo che molte cose sono diverse. Adesso siamo aperti alla massa, alle visite veloci ma non abbiamo particolari aspettative perché per noi la Cina è un mercato tranquillo e quindi tutto quello che arriva di nuovo rappresenta un miglioramento. Siamo qui con la stessa collezione invernale portata a Milano Unica ma anche con qualcosa di estivo, che viene ancora chiesto Già nel primo giorno abbiamo visto clienti non solo cinesi, ma anche canadesi e turchi”.
Sopracciglio alzato a indicare qualche perplessità quello di Umberto Paccotto di F.lli Tallia di Delfino quando si parla del nuovo format ma la discussione vira subito sul mercato, non certo in uno dei suoi momenti migliori: “Per chi fa tessuti per abiti formali – spiega – le cose sono cabiate perché i cinesi si sono spostati molto verso il casual. Hanno capito o hanno fatto capire che le spese per il lusso fatte negli ultimi decenni non erano poi così necessarie e quindi il mercato è sceso di fascia. In più i molti brand italiani e francesi che avevano aperto tanti negozi in Cina li hanno chiusi o li stanno chiudendo, lasciando spazio ai marchi locali. Siamo comunque presenti perché la fiera, pur non avendo lo stesso ruolo di una volta, è importante a livello istituzionale ed anche perché non è più limitata ai soli cinesi ma è diventata internazionale”.
Da quando il visto d’ingresso in Cina è stato abolito per molti visitatori in arrivo dall’estero la fiera ha in effetti ampliato gli orizzonti, facendo da bacino per una area molto vasta. Lo testimoniano i circa 3.500 espositori (che diventano oltre 4.000 con Yarn Expo, che però non vede alcuna presenza italiana) arrivati a Shanghai da 30 nazioni diverse, con otto padiglioni internazionali, Milano Unica Shanghai compresa.
Rispetto all’edizione di un anno fa il meteo è stato più clemente, con temperature comunque alte ma senza l’umidità opprimente del 2025, mentre ad un primo confronto con l’edizione di marzo i numeri delle visite sembrano stabili, in attesa del giorno di chiusura.







