La filiera pratese fa fronte comune contro i rincari

La filiera pratese fa fronte comune contro i rincari

Dopo l’aumento dei costi energetici la filiera tessile pratese fa fronte comune e chiede una presa di coscienza da parte dei clienti del distretto.

I gruppi produttori di tessuti, produttori di filati e lavorazioni conto terzi interni alla sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord si sono incontrati spesso nelle ultime settimane e c’è stata un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli anelli della filiera, unita alla consapevolezza della necessità di richieste commisurate e proporzionate agli aggravi effettivamente a carico delle lavorazioni energivore.

Unanime la convinzione che debba essere l’intera filiera, inclusi i clienti dei lanifici e dei produttori di filati (quindi i produttori di abbigliamento e di maglieria), a farsi carico degli oneri eccezionali.

“Nei prossimi giorni tireremo le somme di quanto emerso – spiega Maurizio Sarti, presidente della sezione Sistema moda di CTN – ma la linea generale è chiara, nessuno può chiamarsi fuori dal problema. Più complesso risolvere il problema dei casi concreti, con la stima dell’aggravio dei costi e la diversa entità con cui si abbattono sulle imprese. Difficile quindi la definizione, come entità e come modalità e tempistiche di pagamento, della quota di cui dovrebbe farsi carico il committente del distretto. Il vero scoglio emerge quando lanifici e produttori di filati cercano di coinvolgere in questa dinamica i propri clienti; qualche apertura sui nuovi contratti c’è, ma sugli ordini già chiusi troviamo per lo più rigidità”.

Da Prato sono quindi partite mail a produttori di abbigliamento e maglieria con evidenziata l’impossibilità di ritoccare al rialzo i listini, sia pure nella misura minima possibile, nella speranza di una risposta consapevole della situazione in atto.

“Come sezione – aggiunge Sarti – abbiamo messo a punto un testo condiviso che dice proprio questo e che si appella al senso di responsabilità dei nostri clienti. Nessuna quantificazione, ma solo un promemoria dell’eccezionalità della situazione”.

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