La moda che verrà si fonda sul made in Italy sostenibile

La moda che verrà si fonda sul made in Italy sostenibile

Esperti a confronto sul futuro della moda nell’ottavo appuntamento di ‘Tempo di Rinascita – Scenari, idee, progettualità’, il ciclo di conferenze digitali ideato dall’agenzia DOC-COM.

Tra i relatori Antonio Franceschini, responsabile nazionale di CNA Federmoda, che ha sottolineato la potenza del legame tra tessuto imprenditoriale e tessuto sociale: “Dobbiamo far passare il messaggio – ha detto – che, nel comparto moda in particolare, il concetto di made in Italy si è arricchito di valori sempre più riferiti all’ambito della responsabilità sociale d’impresa, e che il made in Italy interpreta nel mondo non solo i valori di bellezza e qualità dei prodotti, ma anche quelli di una produzione sostenibile dal punto di vista sociale, etico e ambientale. L’Italia può posizionarsi nel contesto internazionale come fabbrica del bello, ma con una visione condivisa, un’unità di filiera sul riconoscimento del valore anche economico delle competenze”.

Luca De Albertis, co-CEO di PixData, ha analisi il web sentiment relativo alla moda made in Italy nel pre, durante e post Covid. Sono emerse tre parole: “ecosostenibilità, qualità e accessibilità”. E’ del 35% la negatività verso il made in Italy, che scende al 17% quando si parla di qualità ed ecosostenibilità. Gli utenti di riferimento appartengono alla generazione Z (35.7%) e alla generazione dei millennials (32.1%).

Marco Calzolari, titolare e amministratore unico di Kaos ha invece focalizzato l’attenzione sulla moda veloce come modello di business alternativo e vincente. “Abbiamo visto – ha spiegato – come una filiera dalla struttura più snella come quella del pronto moda sia riuscita a gestire meglio una situazione terribile come il lockdown. Ha meno dispendio di risorse e molta più agilità di movimento e di investimenti e può configurarsi quindi come un modello di business alternativo e vincente”.

Di heritage e dell’archivio come leva di sviluppo ha parlato Claudia D’Angelo, responsabile dell’Archivio di Textile Design della Fondazione Fashion Research Italy voluta dal cavalier Alberto Masotti, già patron de La Perla. Sono intervenuti anche Marco Morosini, CEO di Brandina The Original, e Luca Piani, dal settembre 2019 alla guida di Duvetica International, brand italiano specializzato nella produzione di capispalla imbottiti.

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