Sulla produzione industriale a Lucca, Pistoia e Prato nel primo trimestre del 2026 pesano le guerre in corso nel mondo: scontato e quindi praticamente atteso il segno lievemente negativo (-0,4% sul primo trimestre 2025) che emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord.
Dodici mesi fa furono gli annunciati dazi USA a destabilizzare i mercati, stavolta c’è la guerra USA-Iran a generare instabilità: l’offerta di materie prime, da quelle energetiche ai componenti dei prodotti industriali, è divenuta più difficoltosa e costosa, contribuendo, assieme al ristagno della domanda, al rallentamento della produzione di molti settori.
In più l’export è condizionato da un lato dal cambio sfavorevole euro-dollaro e dall’altro dalle politiche daziarie USA che hanno indotto la Cina a guardare con ancora maggior interesse al mercato europeo.
“La relativa tenuta della produzione – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli – è un risultato certo non soddisfacente ma comunque apprezzabile. Le imprese resistono, con grande fatica e talvolta con perdite dolorose, ma continuano a lottare, confidando nel recupero di una stabilità geopolitica che deve rappresentare il primo e fondamentale obiettivo di tutti. Per l’Italia i nodi energia e disponibilità di materie prime a prezzi congrui sono prioritari e il nostro territorio non fa eccezione”.
I dati arrivano all’indomani dell’assemblea nazionale di Confindustria: “Condivido l’allarme del presidente Orsini – aggiunge Romagnoli – perché la deindustrializzazione è un rischio reale. Occorrono politiche europee più attente alla competitività delle imprese, a cominciare dall’energia e quindi dal sistema ETS, ma sul versante energetico anche il nostro paese porta responsabilità dirette, che devono indurre a riconsiderare scelte come quelle sul nucleare. Anche l’idea della ZES unica nazionale è buona”.
Il -0,4% non è lontano dal dato nazionale (+0,2%) ed è condizionato anche dalla moda, tornata in territorio negativo con -4,1%. Un risultato fa da media tra Lucca (-5,8%), Pistoia (oscilla tra il +1% di abbigliamento e maglieria, il -3,5% del tessile e il -5,3% delle calzature), e Prato, dove l’analisi è più dettagliata.
-3% è il volume della produzione tessile, ma le contrazioni a due cifre sono sia quella dell’abbigliamento-maglieria (-13,4%) che quella della metalmeccanica, rappresentata in gran parte dal meccanotessile, a quota -18%, uno dei risultati più pesanti degli ultimi anni.
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