Mercati, la seta costretta ad uno stop

Mercati, la seta costretta ad uno stop

Si ferma lo sviluppo del mercato serico in un 2015 caratterizzato dalle difficoltà su troppi mercati internazionali. Negli ultimi anni la seta aveva guardato la crisi da una posizione quasi privilegiata ma nel primo semestre del 2015 sono arrivate le sirene di allarme anche per il distretto lariano, che manda all’estero, per via diretta od indiretta (mediante l’export del capo confezionato Made in Italy), il 75% delle proprie vendite.

Sin dall’inizio dell’anno, infatti, si è verificato un crollo delle esportazioni verso la Russia (mediamente il 35% in meno rispetto al 2014), mentre l’Unione Europea stenta sempre a ripartire ed il buon andamento degli Stati Uniti non è stato ancora in grado di compensare il generale rallentamento degli altri paesi. Questo ha portato ad una diminuzione del valore della produzione del settore, che per la prima metà dell’anno si può stimare attorno al 4-5%.

Il dato complessivo sintetizza dinamiche assai diversificate tra le singole aziende e tra le diverse merceologie, in virtù della tipologia del prodotto, della fascia del mercato e della pressione concorrenziale che rimane sempre assai impegnativa sia all’interno, sia al di fuori del distretto.

Il tessuto per abbigliamento femminile ha perso terreno, pur nella differenza dell’andamento delle singole aziende, percepibile a seconda delle diverse tipologie di prodotto (le fibre artificiali meglio della seta) e dei diversi mercati di destinazione. L’accessorio tessile (foulards, scialli, stole, sciarpe, bandane), dopo diversi anni di crescita, ha sofferto il rallentamento dei mercati esteri, verso i quali dirige l’80% delle proprie vendite, mentre la cravatteria ha manifestato un andamento maggiormente in linea con i risultati del corrispondente periodo del 2014.

Al momento le turbolenze del mercato finanziario cinese non hanno avuto risvolti nel mondo della seta: gli approvvigionamenti dei filati di base e dei tessuti greggi sono regolari e le motivazioni d’acquisto dei consumatori cinesi, per i prodotti del lusso, non sono dettate dalla svalutazione della moneta. Il mercato cinese nella prima metà dell’anno è addirittura cresciuto.

“Il tessuto comasco – spiega Claudio Taiana, presidente del Gruppo Filiera Tessile – è sempre guardato con interesse dalla clientela, ma le incertezze provengono dall’incognita politica che incide sulla stasi della Russia, sul rallentamento del Medio Oriente e della nostra Europa. Le prossime fiere forniranno ulteriori indicazioni per le prospettive del settore”.

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