Corertex “apre i pacchi” extra UE e spera nei proventi

Con l’inizio del 2026 è entrata in vigore la tassa sui pacchi extra-Ue e così il consorzio Corertex ha individuato un possibile utilizzo di parte dei proventi: destinarli ai settori di riuso e riciclo.

Il presidente De salvo chiede di dirottare parte dell’extra gettito derivante dalla nuova tassa, “per sostenere la filiera in attesa del decreto Epr”. Il balzello per tutte le spedizioni di valore dichiarato pari o inferiore a 150 euro, col tributo riscosso direttamente dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli all’atto dell’importazione definitiva delle merci, potrebbe quindi essere un aiuto importante al settore, che aveva promosso questa norma per arginare l’acquisto smodato di fast e ultra-fast fashion.

“L’avevamo suggerito in sede ministeriale – spiega Raffaello De Salvo – durante un tavolo sulla crisi della raccolta e recupero degli scarti tessili e avevamo ipotizzato un duplice scopo per il suo utilizzo. Sia in ottica super fast fashion che per finanziare la filiera del recupero tessile in attesa del decreto Epr. Non abbiamo il dato nazionale di quanti piccoli pacchi entrino nel nostro Paese ma basandoci sul dato Europeo di oltre 4,5 miliardi di ingressi, si parla sicuramente di parecchie decine di milioni di euro per le casse nazionali. Essendo la filiera in crisi per svariati motivi fra cui proprio l’impossibilità di gestire al meglio il fine vita dei prodotti fast e super fast fashion difficilmente riusabile e riciclabile, vogliamo credere o perlomeno sperare che almeno una parte di questi proventi venga destinato alla filiera del recupero tessile”.

De Salvo poi spiega l’importanza di sostenere la filiera del recupero e del riciclo tessile: “La strada verso la circolarità è ancora complessa e ha bisogno di visione e coraggio ma offre però delle indicazioni su strategie da adottare. Come stimolare la domanda di fibre riciclate, con i grandi marchi a fare da traino promuovendo l’adozione su larga scala, collaborando con le piccole e medie imprese condividendo strumenti finanziari per affrontare i costi iniziali della transizione. Bisogna poi trovare soluzioni efficaci per il greenwashing, senza dimenticare l’impatto sociale con l’etica di produzione”.

Foto di Claudio Schwarz su Unsplash

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini