Blockchain, il contributo di SMI

Blockchain, il contributo di SMI

C’era anche il presidente di Sistema Moda Italia, Marino Vago (nella foto) alla presentazione del progetto sperimentale “L’uso della Blockchain nella tutela del Made in Italy”, il progetto sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Vago ha evidenziato come il contributo di SMI sia articolato su vari livelli, apportando un know-how specifico determinante, grazie alla collaborazione con aziende come Cotonificio Albini spa, Linificio e Canapificio Nazionale, Ostinelli Seta, Fratelli Piacenza, Candiani Denim, Tessitura Taiana Virgilio, Tintoria Finissaggio 2000 ed al coordinamento di Andrea Taborelli, vicepresidente di SMI con delega alla tracciabilità.

“L’iniziativa del MISE ha colto nel segno per tempismo e focalizzazione – ha detto Vago – perchè è negli ultimi 12/18 mesi che il tema della tracciabilità nella filiera del Tessile Moda ha acquisito una visibilità planetaria con l’iniziativa di molte griffe internazionali e, in modo ancora più ufficiale, con l’avvio dei lavori della Unece (Commissione Economica delle Nazioni Unite), incaricata del progetto “Framework Initiative on Traceability for Sustainable Textile Value Chains”, rivolta proprio ai settori tessile/abbigliamento e pelle e finanziata anche dall’UE. Il MISE ha deciso di avviare un primo progetto pilota della tecnologia Blockchain proprio sul tema della tracciabilità, che rappresenta da tempo anche una priorità strategica di SMI”.

Secondo SMI la tracciabilità rappresenta anche una sfida colossale per il settore Tessile Moda, con caratteristiche come la frammentazione (dimensioni economiche mediamente ridotte, ma con estrema variabilità in termini di capacità (risorse, organizzazione e skill tecnologici), la specializzazione (molteplicità delle lavorazioni spesso con know-how elevato, che deve essere preservato) e la possibilità di avere gli stessi fornitori in molteplici catene di fornitura (necessità di linguaggi comuni/standard di comunicazione).

Naturalmente Sistema Moda Italia attraverso la tracciabilità, intende preservare e valorizzare la ricchissima biodiversità del settore.

“Se dovessi immaginare il futuro sistema di tracciabilità basato su blockchain per la nostra filiera – ha concluso Vago – lo descriverei come un sistema volontario, ma standardizzato, con una definizione di un set di informazioni “che non possono mancare” (ad es.: indicazione obbligatoria dei luoghi di realizzazione almeno delle fasi di filatura, tessitura, nobilitazione e confezione), che garantisca la veridicità delle affermazioni verso i consumatori con un’alta affidabilità (ma per questo ci tranquillizzano le garanzie offerte dalla blockchain. Lo immagino come un’autostrada dove non viaggino solo veicoli privati, ma anche convogli pubblici, cioè un ecosistema in grado di gestire procedure documentali di rilievo giuridico (legislazione doganale, legislazione ecotossicologica…), proprio nell’ottica della semplificazione del mestiere di “fare impresa. Dobbiamo passare rapidamente alla fase di sperimentazione sul campo delle concrete applicazioni della blockchain, favorita dal sostegno pubblico e agganciata agli standard più diffusi da anni a livello europeo e nazionale (ad es.: sistema digitale di comunicazione intrafiliera eBIZ)”.

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