Como, la congiuntura è ancora instabile

Como, la congiuntura è ancora instabile

“Sono ancora contraddittori i dati che emergono dal nostro osservatorio congiunturale”. Le parole del presidente di Unindustria Como Fabio Porro (nella foto) sui numeri del secondo semestre 2015 lasciano aperti ancora scenari da interpretare. “Se il paragone è con lo stesso periodo del 2014 è positivo – continua Porro – non è così rispetto alla prima metà del 2015. Un calo che per la prima volta dopo diverso tempo viene evidenziato dalle aziende di maggiori dimensioni. Il timore è che sia il segnale premonitore di un peggioramento che successivamente potrebbe interessare anche aziende più piccole, anche se, per fortuna, le aspettative per i prossimi sei mesi risultano positive sia per ordini che per produzione. Un atteggiamento, quello degli imprenditori, improntato comunque alla fiducia perché la cosa peggiore sarebbe sprofondare ancora una volta nel circolo vizioso del pessimismo. È evidente che è necessario uno sforzo ad ogni livello per spingere sull’acceleratore delle riforme e cercare così, con una vera politica industriale a favore delle imprese, di contrastare le condizioni esogene negative che rischiano di ritardare ancora l’uscita definitiva dalla stagnazione”.

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I numeri dicono che gli ultimi sei mesi dell’anno sono stati infatti più positivi dell’ultimo semestre del 2014 dopo un 2012 e un 2013 con pesanti perdite, seguiti da un buon inizio 2014 per poi proseguire con un affievolirsi di ordini e fatturato nell’ultima parte del 2014. Stesso andamento si è riscontrato nel 2015, con un primo semestre piuttosto positivo e un rallentamento in autunno e inverno.

C’è stata un’inversione di tendenza: le aziende medio-grandi hanno registrato un rallentamento degli ordini e conseguentemente di attività e fatturato, fenomeno non ancora rilevato per le aziende piccole. Rispetto al periodo luglio-dicembre del 2014, gli ordini sono cresciuti del 2,9% mentre l’attività produttiva cresce meno (+2,8%). Meglio le vendite nel raffronto tendenziale: +3,1%. La performance congiunturale è parzialmente legata a caratteristiche stagionali della produzione, riscontrata per poco più del 43% del campione.

Sono migliori i dati per gli ordini ricevuti da aziende medio-piccole: +4,1% congiunturale contro l’1% fatto registrare dalle aziende più grandi. Quest’ultime hanno contemporaneamente riportato una variazione congiunturale della produzione negativa (-0,9%) contro il 2,6% delle aziende piccole. Per le vendite invece: +2,6% per le piccole imprese e -2,8% per le grandi.

Le previsioni per la prima parte del 2016 sono orientate all’ottimismo. L’utilizzo della capacità produttiva mediamente impiegata risulta in calo ma comunque superiore rispetto ai livelli molto bassi riscontrati nel 2012. Anche se quest’ultimo rappresenta il secondo semestre consecutivo di calo, il dato si attesta al 64,3% (era 67,9% sei mesi fa e 71,3% un anno fa).

La propensione all’export delle imprese monitorate nel complesso è buona, si supera il 40% del fatturato realizzato al di fuori dei confini nazionali, sebbene la maggior parte delle esportazioni, quasi la metà, siano effettuate in Europa occidentale.

Le imprese del campione continuano a vivere criticità nei loro rapporti con gli Istituti di Credito ma il dato è stabile da più semestri. La situazione occupazionale conferma quanto sperimentato nelle rilevazioni precedenti, in quasi due terzi dei casi si ha stabilità (64%), nel 20% invece miglioramenti e peggioramenti nel 15%. Sebbene il saldo sia di poco positivo il recente passato è stato caratterizzato da estrema stabilità o saldi negativi. Le aspettative per i prossimi mesi del 2016 confermerebbero tale scenario.

I dati congiunti con Confindustria Lecco e Sondrio descrivono uno scenario con caratteristiche non omogenee. La variazione tendenziale, misurata attraverso il confronto con la seconda metà del 2014, risulta positiva e si attesta mediamente al +2,2% per i tre indicatori esaminati: domanda, attività produttiva e fatturato. Sul versante congiunturale invece si registrano contrazioni, seppur contenute, della domanda (-2%) e del fatturato (-0,5%) rispetto a quanto rilevato nei primi sei mesi dell’anno, mentre i livelli di produzione risultano stazionari (+0,6%).

Le imprese del campione confermano una forte propensione per il commercio con l’estero: la quota di fatturato realizzato oltre i confini nazionali risulta superiore al 41%. La principale area geografica di destinazione delle merci continua ad essere rappresentata dall’Europa Occidentale che assorbe oltre la metà dell’export (21,9%). Est Europa, Stati Uniti e BRICS seguono per importanza.

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