La mascherina della discordia. Cna Federmoda attacca

La mascherina della discordia. Cna Federmoda attacca

“Vanificati l’impegno e la disponibilità di tante imprese a favore del Paese”

Il prezzo “calmierato” stabilito dal Governo per la messa in commercio delle mascherine in vista della Fase 2 è l’oggetto di una forte protesta di Cna Federmoda.

I 50 centesimi previsti infatti per Cna tagliano fuori dal mercato il made in Italy,  “non evidentemente al centro delle attenzioni della politica del Governo”, dicono all’associazione.

L’imposizione del prezzo rappresenta un ulteriore schiaffo alle imprese italiane

“Evidentemente – continua la nota – si pensa ad una massiccia importazione di prodotti dalla Cina o da altri Paesi dove i diritti del lavoro, rispetto dell’ambiente, etica e responsabilità sociale sono un disturbo allo sviluppo economico. Fin dalle prime fasi dell’emergenza sanitaria insieme ad altri partner abbiamo lavorato per costruire attraverso le imprese una filiera italiana che potesse riportare nel nostro Paese una produzione ormai pressoché totalmente delocalizzata. Una iniziativa che raccolse i ringraziamenti del Presidente del Consiglio e del Commissario straordinario. Immaginiamo che chi guida il Paese abbia contezza del costo del lavoro italiano e quanto di questo sia legato e utile al sostegno del welfare nazionale. Invece l’imposizione del prezzo rappresenta un ulteriore schiaffo alle imprese italiane che hanno cercato di dare un contributo all’Italia mettendo a disposizione conoscenze e competenze e facendo lavorare persone che non gravano sulla spesa per gli ammortizzatori sociali. Gli 0,50 euro non rispecchiano i costi di produzione”.

Dopo le proteste arriva la proposta, o meglio, la richiesta: “Ci aspettiamo – concludono a Cna Federmoda – che il differenziale tra cinquanta centesimi di euro e il valore di una produzione made in Italy per le mascherine venga messo a disposizione delle imprese italiane affinché queste possano continuare a produrre i beni in questione e ad immetterli sul mercato per assicurare la necessaria quantità e qualità delle forniture. Capiamo l’esigenza di non gravare sui bilanci familiari così come su quelli delle imprese che dovranno acquistare mascherine per i loro dipendenti. Vi sono diverse modalità per raggiungere questo risultato, oltre all’abbattimento dell’Iva, si possono prevedere crediti d’imposta per il costo del personale e gli investimenti dedicati dalle imprese per realizzare le mascherine o di pensare alla detraibilità di tali spese da parte del contribuente”.

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