Le mille lingue di Ready to Show

Tre giorni di salone a Rho Fiera Milano per Ready to Show, che ha condiviso gli spazi sempre molto animati e colorati di Fashion&Jewels. In una parte del padiglione 10 hanno trovato posto le circa 60 aziende, quasi tutte straniere, coordinate da Georges Papa per una prima edizione del suo storico salone nel contesto di Rho.

Un quarto degli espositori è arrivato dalla Cina, un altro quarto dal Bangladesh mentre l’altra metà si è divisa tra Turchia, Egitto, Tunisia, India e Armenia ed anche le aziende italiane presenti lo sono nella forma, mentre la sostanza dice che sono importatori dall’estero. Una Babele di lingue e di prodotti, dalla maglieria ai pantaloni, per una sorta di sourcing completo.

Di impatto lo spazio riservato all’Armenia, paese che ha trovato in Marco Egida un trait d’union con l’Italia e il suo mercato: dieci brand raccolti in uno stand in cui campeggiavano anche le insegne governative e quelle delle agenzie della UE che supportano la missione. “Ci sono aziende completamente verticali – dice Egida – in grado di passare dal filo al capo finito mentre altre sono specializzate in diversi settori, compreso il riciclo delle fibre. Venendo dall’esperienza dell’Unione Sovietica hanno ancora bisogno di limare qualcosa dal punto di vista dello stile ma hanno grandi capacità di produzione, garantiscono anche ordini minimi e tempi di consegna eccellenti. Tutti sono relativamente giovani ed hanno quindi voglia e interesse ad investire, anche in macchinari e ne hanno sicuramente le possibilità economiche”.

“Nei tre giorni di fiera – spiega ancora il manager, che è un riferimento anche per Etiopia e Kenya – sono venute aziende di primissima fascia ed hanno selezionato alcuni capi per poi parlarne con le singole aziende. L’edizione prossima di febbraio sarà un modo per confermarsi”.

Per la prima volta in assoluto ad una fiera Mascom, azienda del Bangladesh produttrice di abbigliamento in cotone, jersey e misto cotone: “Siamo venuti a Milano – dicono i responsabili della società, che ha 2.000 operai e una produzione media di 2 milioni di capi al mese – per presentarci a mercato italiano, anche se lavoriamo già con aziende italiane, ma anche giapponesi, statunitensi e australiane. Fino a qualche tempo fa seguivamo un marketing vecchio stampo, con il passaparola da cliente a cliente e con Ready to Show vogliamo capire se la presenza in fiera funziona. Se sarà così dalla direzione centrale prenderanno la decisione di fare altri saloni internazionali. In più abbiamo fatto la scelta di spostare il livello dei prodotti da medio a medio-alto, anche per adattarci ad altri mercati”.

Diversamente da quello che ci si può attendere la discriminante per iniziare il contatto con il cliente non è il prezzo: “La prima richiesta – spiegano allo stand di Mascom – è la quantità. Noi abbiamo una produzione per la quale non ci conviene accettare ordini inferiori a 3.000 pezzi e non conviene nemmeno al cliente. Possiamo dire di essere soddisfatti di questa prima esperienza a Milano”.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini