Secondo giorno a Rho per la 66′ edizione di Filo che, dopo l’inaugurazione di ieri, va in cerca di conferme in fatto di numeri ed appeal.
La prima giornata in realtà di conferme ne ha date: molte positive, alcune negative, legate alle difficoltà di un mercato che non dà riferimenti certi, limita la programmazione delle aziende e non lascia intravedere un momento certo per una ripartenza costante.
Ma proprio perché la crisi non accenna a diminuire è confortante ritrovare al salone milanese, “incastonato” nella cornice di Lineapelle al padiglione 24, gran parte degli addetti ai lavori che da anni animano la fiera e che reggono le sorti del settore. Molti imprenditori e manager di lungo corso ma anche qualcuno che rappresenta le giovani generazioni, delle quali si è anche parlato nella cerimonia inaugurale di ieri, con un talk che ha ruotato anche intorno al tema di una filiera sempre più unita, innovativa e responsabile.
“Il settore – ha detto Paolo Monfermoso, responsabile di Filo – attraversa un momento complesso, con situazioni diverse da azienda ad azienda ma gli espositori sono in linea con l’edizione di febbraio”.
Chiaro e diretto Emanuele Ramella Pralungo, presidente della provincia di Biella, che nel suo intervento ha sottolineato, raccogliendo un “assist” di Pier Francesco Corcione, come la volontà delle istituzioni per supportare il settore spesso si scontri con la burocrazia.
Durante la tavola rotonda con Michele Pozzi, direttore commerciale di Linificio e Canapificio Nazionale, Cesare Cigolini, dirigente di Achille Pinto, Stefano Aglietta, presidente della sezione Filature dell’Unione Industriale Biellese, Marco Bortolini, vice presidente dell’Unione Industriale Biellese per lo Sviluppo delle filiere industriali, ad uscire un po’ dagli schemi è stata Patrizia Salemi, responsabile HR di Vimar 1991, che ha parlato soprattutto di risorse umane e di conflitto generazionale all’interno delle aziende, dove il nuovo (smart working ed orario flessibile, ad esempio) si scontra con la tradizione e con le abitudini dei lavoratori, che talvolta hanno anche remore nello scaricare app per telefoni, allontanando così un ammodernamento tecnologico.
E’ intervenuto anche Sergio Tamborini, past president di Confindustria Moda: “La forza del tessile italiano – ha detto – nasce dalla filiera e dalla capacità di tenere insieme competenze, qualità, innovazione e territorio. Oggi dobbiamo ritrovare un nuovo equilibrio tra monte e valle, sostenibilità e competitività, innovazione e saper fare manifatturiero. La transizione verso un’economia circolare è un’imperdibile opportunità industriale. Nessuna impresa può affrontare da sola questa trasformazione: il futuro si costruisce rafforzando la filiera e la capacità di evolvere insieme”.







