Safil: quando la sostenibilità è questione di stile

Safil: quando la sostenibilità è questione di stile

La sostenibilità è nel dna di Safil e dei suoi amministratori delegati, Alberto e Cesare Savio, da quando i nonni raccomandavano ai due fratelli che ‘non si sprecano le cose’. Si trattava di un’epoca non sospetta e non si parlava di ‘sostenibilità’ ma semplicemente di ‘non sprecare’, che alla fine è lo stesso.

Oggi questo ‘non spreco’ significa che ogni azione dell’azienda è guidata da tre regole: sostenibilità economica, ambientale e sociale e tali sono l’impegno e la fiducia riposti in questa strategia d’azione che Safil e ha voluto pubblicare il primo report sostenibilità, riferito all’anno 2014, report che è stato presentato in occasione di Pitti Filati. Secondo una recente direttiva comunitaria, questo sarà obbligatorio per le Spa a partire dal 2017, ma il fratelli Savio hanno deciso di non aspettare.
“Ci è sembrato positivo svelare agli stakeholder, a clienti e fornitori cosa c’è dietro al prodotto, qual è la strategia aziendale che guida le nostre scelte – commenta Alberto Savio – e questa scelta per la sostenibilità ci muove fin dalle piccole cose”.
A partire dalle lampade, che sono state sostituite con led, che hanno un minore consumo energetico, una durata maggiore e un minore impatto sull’ambiente. Oppure, nello stabilimento in Bulgaria è stato organizzato un servizio di pullman che porta gli operai in azienda: minori emissioni di gas, risparmio per gli operai che non necessitano dell’auto. Fino alle produzioni in Italia con risparmio di acqua o la volontà di creare con altre aziende del territorio un nido che accolga i figli delle lavoratrici.
”L’Europa ha un futuro nella manifattura – continua Savio – ma bisogna produrre bene in termini di qualità del prodotto e di sostenibilità ambientale: non abbiamo inventato niente, ma vogliamo condividere la nostra politica e speriamo di aprire una strada che altri possano intraprendere”.
Del resto Safil è stata apripista in molti campi, ad esempio è la prima filatura in Italia a diventare bluesign® system partner (un progetto che garantisce lungo tutta la filiera produttiva, l’impatto sulle persone e l’ambiente, garantendo un uso responsabile delle risorse ed il più alto livello di sicurezza per i consumatori ed i lavoratori) ed è una delle poche aziende direttamente associate al Wto.
Ma qual è stata la risposta dei clienti a questa iniziativa? “Alcuni hanno apprezzato – continua Savio – altri hanno capito meno questo impegno, hanno chiesto il perché e il come, ma anche a questo serviamo, a far scattare anche nei nostri clienti o fornitori il desiderio di raggiungere certi obiettivi non solo di qualità ma anche di sostenibilità”.

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