Comerio: “E’ necessario invertire la rotta”

Comerio: “E’ necessario invertire la rotta”

E’ duro l’intervento di Riccardo Comerio, presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, circa l’andamento economico italiano. “Varese e l’Italia stanno rallentando. A differenza di altre volte, però, stiamo andando male soprattutto per colpa nostra, per una politica economica anti-impresa che non risolve, anzi aggiunge problemi, alle storiche zavorre che da tempo frenano il Paese e le sue aziende” ha affermato Comerio. La preoccupazione nasce soprattutto perché il rallentamento avviene anche in quei settori che sono sempre andati bene, anche durante le crisi del recente passato.
“Da un sondaggio di opinioni tra gli imprenditori del territorio – continua Comerio commentando i dati raccolti dall’Ufficio Studi Univa –  rileviamo che a ottobre i consumi nei supermercati della provincia stanno diminuendo dopo mesi di incrementi, anche negli acquisti alimentari. Anche gli operatori delle telecomunicazioni, per la prima volta, vedono una diminuzione degli ordini. Scendono le immatricolazioni delle auto. Le macchine utensili, così radicate nella nostra industria, dopo trimestri ininterrotti di balzi in avanti produttivi, ora segnalano cali negli ordini. Anche in imprese tessili performanti che in questo periodo di norma fanno il record di fatturato, si registrano cali importanti”.

Non basta inseguire il consenso politico basato sugli umori degli elettori

Il motivo è principalmente il clima di sfiducia dovuto ad un sentimento di incertezza economica diffuso: “E’una sfiducia in cui l’Italia si sta infilando da sola – continua Comerio – con una politica economica definita dal governo espansiva, ma che allo stato attuale sembra più una scommessa. L’1,5% di aumento del Pil nel 2019 non verrà centrato: è questa la convinzione che emerge dai comportamenti degli operatori economici, singoli cittadini in primis. Altrimenti non si spiegherebbero certe dinamiche. Il problema non è che la manovra non piace all’Europa o ai mercati. Il problema è che non piace all’economia, ai consumatori e ai risparmiatori, stranieri certo, ma anche italiani. Il problema non è finanziario, ma sta nell’economia reale di tutti i giorni. È come se l’alto indice di popolarità di cui gode oggettivamente il governo non si stia traducendo in un coerente comportamento economico quotidiano, anche tra i suoi sostenitori. La fiducia che le forze di governo stanno raccogliendo non si sta scaricando sui comportamenti economici delle persone in cui rimane la sfiducia per il futuro. Un conto è votare, un altro è comprare un’auto, una lavastoviglie, un computer o riempire più o meno il carrello della spesa. Un segnale importante da non sottovalutare. Stiamo andando nella direzione sbagliata. Non basta inseguire il consenso politico basato sugli umori degli elettori e sulla pancia delle persone. Serve dare una visione al Paese. Una visione che manca. Altrimenti non si spiegherebbe questo sentimento diffuso di pessimismo. Le forze politiche tutte, di governo e di opposizione, devono iniziare subito a dare rappresentanza a questo malessere economico e sociale crescente. Domani, quando ci accorgeremo che l’1,5% è una scommessa persa, sarà troppo tardi”.

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