Spariti lavoratori e aziende: i 15 anni intercorsi tra il 2008 e il 2023 hanno segnato in modo pesante il manifatturiero delle Marche.
Tre lustri in cui sono stati persi quasi 33mila posti di lavoro, col tessile-abbigliamento-calzature che nello stesso periodo ha perso oltre il 38% delle imprese e 17mila occupati. Questo emerge dai dati presentati nel corso dell’assemblea regionale dei delegati promossa dalla Cgil Marche dal titolo “Tra crisi e rilancio delle nuove politiche industriali nelle Marche”.
Il segretario generale Cgil Marche Giuseppe Santarelli ha avanzato sei proposte: aumento dei salari con la contrattazione aziendale, più attenzione alle politiche territoriali, miglior funzionamento della legge 19 del 2025 sul rilancio dell’industria locale, intervento della Regione sulle diseconomie regionali, risolvere i disagi dell’A14 e mettere in rete le università per la ricerca e il trasferimento tecnologico alle Pmi”.
5.321 le aziende scomparse in quindi anni solo nel comparto manifatturiero, con una perdita di quasi 33mila occupati, mentre i settori extramanifatturieri aumentano di 3.853 occupati.
Tre le aree di crisi industriale complessa individuate: area Fabriano-ex Merloni, distretto calzaturiero Fermano-Maceratese e area del Piceno.







