“La moda italiana è un patrimonio unico, ma fragile. Senza un riequilibrio economico e contrattuale rischiamo di perdere imprese, competenze e capacità produttiva in modo irreversibile. Occorre partire da chi produce ogni giorno nei territori” questa la posizione . È questa la tesi sostenuta da Cna Federmoda nel corso dell’audizione alla Commissione attività della Camera sul settore tessile.
L’associazione ha messo di nuovo a disposizione delle istituzioni e della politica il proprio piano strategico per rafforzare competitività, sostenibilità e coesione della filiera italiana dopo sedici anni in cui, tra il 2009 e il 2025, tuttavia, il comparto ha perso oltre 30mila imprese, con una riduzione del 26,5%.
Cna Federmoda sostiene poi gli obiettivi europei in materia di ecodesign, circolarità e Digital Product Passport, ma chiede regole proporzionate alla dimensione delle imprese, controlli efficaci sui prodotti extra-UE e di impedire che i nuovi obblighi penalizzino proprio le aziende che già rispettano le norme.
Per Cna Federmoda è necessario rendere accessibili alle micro e piccole imprese i fondi europei e nazionali per la transizione, attraverso sportelli unici, assistenza tecnica e incentivi fiscali. Le associazioni di rappresentanza devono essere coinvolte fin dalla fase di elaborazione delle nuove regole.







