Le parti sociali indicano ai politici le priorità per Varese

Le parti sociali indicano ai politici le priorità per Varese

Sei firmatari per un manifesto chiaro e indirizzato a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche sul territorio di Varese: le parti sociali guardano allo scenario energetico e inflazionistico sempre più preoccupante e chiedono alla politica una soluzione.

Roberto Grassi per Confindustria, Davide Galli per Confartigianato, Rudy Collini per Confcommercio Uniascom, Stefania Filetti per Cgil, Daniele Magon per Cisl Dei Laghi e Antonio Massafra per Uil hanno sottoscritto il manifesto, che riportiamo in modo integrale.

Le imprese e i lavoratori dell’industria, dell’artigianato, dei servizi, delle attività commerciali non hanno bisogno di slogan, ma di proposte articolate ed efficaci.
Oggi è a rischio la tenuta sociale di tutto il Paese e di territori particolarmente sviluppati e industrializzati come il Varesotto. L’aumento dei costi di produzione e gestione delle aziende impongono interventi urgenti di sostegno e, allo stesso tempo, soluzioni strutturali non più procrastinabili. Chiediamo che sul tema della crisi dei prezzi energetici, la politica trovi al più presto una capacità di sintesi e un’intesa allargata su misure che non possono attendere la formazione del nuovo Governo. Serve agire già nei prossimi giorni, altrimenti i costi sociali che dovrà mettere in conto il futuro Esecutivo saranno maggiori delle risorse pubbliche oggi necessarie per arginare la rincorsa al rialzo dei fattori produttivi. Livelli record che mettono a repentaglio i margini delle imprese e, con essi, i posti di lavoro.

Serve un’azione congiunta e corale che riporti il sistema economico su quei binari di competitività che avevano permesso alle imprese di tornare a crescere a ritmi sostenuti, dopo lo stop pandemico, trainando una risalita dei tassi di occupazione.

Dobbiamo scongiurare chiusure (anche solo temporanee) di attività e l’apertura di crisi aziendali diffuse, con pesanti ricadute anche sul potere d’acquisto dei lavoratori e sul benessere sociale nel suo complesso. Più volte esponenti delle varie forze politiche hanno lanciato appelli a sedersi tutti intorno a un tavolo per rispondere a queste preoccupazioni. Dichiarazioni di volontà, a cui non è seguita alcuna iniziativa concreta, a partire da una proposta condivisa su come spendere l’extragettito fiscale che le attuali quotazioni energetiche stanno portando nelle casse dello Stato, le prime a beneficiare di questo scenario. Risorse ingenti che devono essere messe subito a disposizione come paracadute per imprese e famiglie, pensando anche ad un’estensione dell’utilizzo e degli importi degli ammortizzatori sociali come intervento urgente a tutela dei livelli occupazionali.
Non c’è più tempo per le divisioni. È a rischio la salvaguardia del patrimonio imprenditoriale, la tenuta occupazionale della provincia di Varese e la ricchezza di competenze e conoscenza di tutto il territorio, costruita in decenni di lavoro.

A ciò si aggiungano altre priorità sulle quali chi si candida a governare questo Paese e a rappresentare questa provincia non può e non deve più transigere per evitare che, superata a fatica l’emergenza contingente, il Paese – e questo stesso territorio – si ritrovino a ricominciare senza quelle certezze che rendono possibile il fare impresa e l’attrarre investimenti fondamentali per lo sviluppo collettivo.
Ci riferiamo in particolare agli impegni da rispettare senza alcuna titubanza sul Pnrr e alla definizione di una politica industriale che delinei il piano di sviluppo a lungo termine del Paese.
Nel pieno di una guerra alle porte dell’Europa e di una crisi delle commodities senza precedenti, l’attuazione puntuale e senza deroghe del Piano di ripresa e resilienza è decisivo per assicurare la tenuta nazionale, il suo sviluppo, l’innovazione, l’investimento sui settori pubblici a partire da sanità e istruzione e la realizzazione di quelle infrastrutture energetiche e strutturali che dovranno garantire piena competitività nei confronti dei competitor europei e internazionali, oltre che un’efficace transizione ecologica e digitale, alla portata di Pmi, industrie e attività commerciali.

Riscrivere il Piano oggi significherebbe correre il rischio di bloccarlo, ostacolando le tante aspettative delle imprese di ogni dimensione e settore di appartenenza, oltre che dei tanti dipendenti che oggi chiedono alle imprese certezza, stabilità, continuità e possibilità di sviluppo.
L’altro nodo è l’attenzione da riservare alla politica industriale affinché si possano spingere gli imprenditori verso scelte che si concretizzino in competitività e crescita sul medio e lungo periodo, decisive anche per un territorio la cui solidità è messa in discussione dalla contrazione demografica. Ma anche per un Paese che non può reggersi sull’improvvisazione.

Serve investire in politiche che puntino alla piena occupazione e alla creazione di un lavoro di qualità.
In questo quadro, i Contratti Collettivi Nazionali firmati dalle parti sociali comparativamente più rappresentative devono essere un punto di riferimento e trovare piena applicazione come strumento di tutela dei livelli di reddito. Ma non solo, i Ccnl possono essere anche un’opportunità per una politica di incentivi allo sviluppo e di gestione degli appalti che avvantaggi quelle aziende che li applicano, nel rispetto dei principi di rappresentanza e a garanzia della tutela dei diritti dei lavoratori e di una concorrenza leale ispirata alla responsabilità sociale d’impresa.

Obiettivi chiari, incentivi continuativi e di facile accesso, norme stabili, strategie di sviluppo pubblico a supporto dell’impresa (infrastrutture, banda larga, servizi, efficienza della Pa, processi decisionali rapidi, un sistema di formazione che sappia interagire con il sistema produttivo in modo efficace, progetti di riqualificazione del personale) sono elementi essenziali per fare del nostro un Paese moderno e performante.

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