Il Monitor for Circular Fashion ancora di scena a Bruxelles

Nuova tappa a Bruxelles per il “Monitor for Circular Fashion” di SDA Bocconi e Cna Federmoda a pochi mesi dall’entrata in vigore dell’EPR.

Col divieto di distruzione dei prodotti tessili e calzaturieri invenduti previsto dal Regolamento europeo ormai attivo i promotori del Monitor sono tornati al Parlamento Europeo per un dialogo sui temi della circolarità nel settore moda, su iniziativa della sede di Bruxelles della Cna chiamata “Economia circolare e moda – Presentazione del Monitor for Circular Fashion Manifesto 2026”, ospitata dall’onorevole Flavio Tosi, membro della Commissione ENVI del Parlamento Europeo, che nel suo saluto ha sottolineato l’importanza di rendere omogeneo il sistema affinché le stesse regole valgano per tutti i prodotti immessi sul mercato europeo.

Tra i punti salienti emersi dalla discussione pomeridiana, la necessità di un level playing field tra produzioni europee e importazioni, di affrontare l’invenduto a partire dalla programmazione e dalla condivisione dei dati, e di trasformare la responsabilità condivisa in alleanze strategiche tra brand e imprese della filiera.

Per Cna presenti Alessia Musumarra, responsabile della sede di Bruxelles, e Antonio Franceschini, che ha detto “Le nostre imprese non chiedono di essere escluse dalla transizione, ma di esserne protagoniste. Il sistema moda italiano si regge su migliaia di laboratori, terzisti e piccole imprese che custodiscono competenze uniche: senza di loro non c’è Made in Italy, e non c’è economia circolare”.

Il Circular Fashion Manifesto 2026 è stato presentato da Francesca Romana Rinaldi, direttrice del M4CF SDA Bocconi. L’edizione 2026 introduce una prospettiva di futures e foresight e propone un framework per la gestione dell’invenduto articolato in 28 strategie con relativi KPI, per fissare obiettivi concreti e misurarne l’attuazione lungo tutta la catena del valore: dall’ecodesign alla scelta delle materie prime, dalla produzione alla logistica, fino alla vendita e al fine vita. Il workshop di futures literacy ha individuato le principali barriere, ossia i vuoti informativi, le responsabilità frammentate, gli squilibri di potere e la lontananza dall’approccio ecodesign, e i fattori abilitanti: innovazione tecnologica, dati interoperabili, partnership di filiera più solide, formazione e sensibilizzazione.

I risultati dei tavoli di lavoro del Monitor sono stati illustrati da Marco Guazzoni (Vibram), Dario Casalini (Maglificio Po – Oscalito 1936), Simon Giuliani (Candiani Denim), Francesca Pilla (BIP) e Silvia Vela (Bip.Verco Sustainability), con esperienze e approcci alla circolarità provenienti da diversi punti della filiera.

Per Cna Federmoda il divieto introduce un cambio di paradigma: l’invenduto non è più un costo da eliminare, ma una risorsa da reinserire nella filiera. E se l’invenduto torna nella filiera, torna da chi produce.

Il quadro normativo europeo è stato al centro del keynote di Stefano Soro, Capo Unità Sustainable Products & Textiles della DG GROW della Commissione Europea, dedicato all’ESPR e ai settori tessile, abbigliamento, pelle e calzature (TCLF), e articolato attorno a tre concetti chiave: ambizione, impatto, e level playing field. Soro ha presentato l’ESPR come uno strumento di politica industriale per il mercato unico, ricordando come la tassa sui pacchi a basso valore unitario provenienti da Paesi extra-EU abbia già prodotto una riduzione delle importazioni fino al 40%. Ha inoltre anticipato che il futuro EU Product Act modernizzerà il quadro esistente, soprattutto sul fronte dei controlli doganali.

Nella discussione sono intervenuti Giorgia Di Giovanni (MIMIT), Mauro Scalia (Euratex), Edoardo De Paola (Segretario Generale di Cotance), Mariagrazia Berardi (Cna Lombardia) e Catherine Fragnay (SMEunited). Le conclusioni sono state affidate a Francesca Romana Rinaldi e a Gessica Lombardi, presidenti nazionali di Cna Moda Calzature Pelletterie e Pellicerie.

Condividi articolo
Matteo Grazzini
Matteo Grazzini